Vera D’Atri – Una tenace invadenza

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Vera D’Atri, Una tenace invadenza, (prefazione a cura di Enza Silvestrini), collana exosphere plaquettes, Libro Aperto Edizioni 2013.

Piegare le stagioni è un esercizio complicato. Necessita di una vista che riesca a seguire la traiettoria dei viventi per decentrarne il sé. Certo è che spiegarle invece, quelle stagioni, significa costruire un cosmo a propria misura con la cognizione di farne parte. Intravvederne le scosse e i silenzi cercando corrispondenza tra quel che si è e ciò che appartiene al fuori, al guardato. La poesia consente innumerevoli sguardi, quello prediletto da Vera D’Atri è probabilmente il più difficile: l’attraversamento; in questo sfondo, apparentemente piano e naturalizzato, si apre Una tenace invadenza, la sua nuova silloge per la neonata collana «exosphere plaquettes» (Libro Aperto Edizioni, 2013), diretta dalle brave Federica Galetto e Meth Sambiase. Più che invadenza qui si tratta di una opportuna e interrogante insistenza del sentire. La meditazione poetica di Vera D’Atri non si rassegna infatti e avanza nel forte attaccamento alla natura – la più grande alterità se intesa come totalità di opposti. Continua a leggere »

nel cuore della parola _ postfazione a Ida Travi, Il mio nome è Inna

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[Alessandra Pigliaru, Nel cuore della parola. Postfazione a IDA TRAVI - Il mio nome è Inna. Scene dal casolare rosso, Moretti&Vitali 2012, pp. 185-189]

«Hai memoria di questo mondo? | Sai come si chiama questo mondo? || Tutti lo chiamano mondo, ma qual è | il suo vero nome? || Il sole, sai come si chiama il sole? | Perché non risponde mai? E l’incendio?… È già finito? | E l’acqua… Che nome ha | che nome ha? || E tu che mi chiami di notte | come mi chiami? | Ti ricordi il colore dei miei capelli?».

Dal silenzio alla scelta esiste un’età propizia e congrua in cui apprendere l’esercizio del ritmo. Ricordarlo e accoglierlo mentre (ci) avanza. Il corpo della poesia si sa trasfigurare dunque in un orizzonte dirimente; non c’è più un taglio che lascia attoniti, c’è invece l’edificazione della scelta e della distinzione del tempo e dello spazio.

Inna Zet Nikka e Sasa sono i protagonisti del nuovo lavoro poetico di Ida Travi. Loro dimorano la terra di Zard, sono i parlanti di una lingua sconosciuta e vicina, i Tolki, che seguono il rintocco di un tempo altro, di un’attesa a picco che li rende prossimi al circostante. Eppure quell’attesa ha l’esplorazione della pausa, di un fermarsi per registrare e confermare ciò che si è messo in scena fino all’istante dello strappo dal buio. Ur è invece la struttura mancante, è la terra del non ritorno che frana il passo. A lui non si può reclamare niente tant’è che non vive insieme a loro, si incontra al bordo, si invoca senza risposta. Ur, il ferramenta, non aggiusta lo sparpagliamento del già accaduto, del ritardo dell’attenzione. Il compito è affidato ad un precedente corredo familiare: quello di Inna, l’abitante, Zet, l’ospite, Nikka, la vecchia, e Sasa, il bambino. Ognuna e ognuno di loro rappresentano l’opportunità di un mondo che può ricomporsi, e al contempo un ruolo che stabilisce la regione misteriosa e generosa di buone notizie se ascoltate e maneggiate con dedizione. Eppure è la sola Inna che sa pronunciare il proprio nome, che conosce il silenzio dal quale si è sottratta e che custodisce il segreto della gratitudine. Lei è freccia del tempo. Gli altri sono chiamati, lei si dà del tu. Inna è l’elemento che principia, l’unica presenza che desidera quell’abitare in tutta la sua incandescente contraddizione. Continua a leggere »

benvenuta, contro versa!

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contro versa

Di recente è stata pubblicata una collettanea che si intitola «contro versa. Genealogie impreviste di nate negli anni ’70 (e dintorni)». Si tratta di un esperimento politico di scrittura che mi ha coinvolta in prima persona e di cui mi fa piacere parlarvi. Voluta fortemente dalla mia amica Doriana Righini – direttrice della neonata collana Genealogie per la casa editrice sabbia rossa -  comprende le narrazioni di diverse donne, tutte nate negli anni Settanta (tranne una più giovane) che si confrontano con la propria genealogia. Continua a leggere »

a Maria Lai

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Maria Lai

Un addio mi pare fuori luogo. Soprattutto se a scomparire da questa terra è una donna della statura di Maria Lai. Gli addii servono a chi rinuncia ad ascoltare l’energia pulsante che le e i viventi lasciano dietro si sé. In ogni angolo, in ogni pietra, ad ogni loro passaggio. L’addio è il modo in cui si riesce a vedere la sola materialità di un corpo che, piagato dagli anni e dai dolori, lascia questo mondo in cui apparentemente siamo ancora tutt*. Quando ad andarsene dall’altra parte della strada è una donna come Maria Lai io rifiuto ancora di più di accomiatarmi con un addio. Ha intessuto per anni la trama di una Sardegna incandescente di poesia. Ha progettato un mondo, una geometria da soggettività desiderante che difficilmente ho incontrato in altre mani d’artista. Perché la sua grazia era il suo sapersi bambina. Una creatura esile e dotata di splendore non solo per il suo esistere con il peso di un cardellino ma proprio per quella sua forza indomita di piccola e tenace guerriera della parola e dell’arte. La sua grazia, dicevo, che ha sempre seguito il ritmo – una specie di dettato interiore di cui Maria Lai avvertiva il senso e il procedere. In armonia. Un concetto quello dell’armonia su cui sarebbe interessante tornare, perché racconta degli opposti, di un attrito che è quello della materia con una spiritualità che ne placa l’ingombro. In questo suo eterno apprendistato, molte artiste si sono riconosciute ma anche molte altre che come me hanno avuto sempre un debole per le parole. Non la voglio chiamare Maestra, seppure lo sia stata per molte e molti, ma Signora sì. Che mi ha raccontato il mondo, seppure in lontananza, come quegli esseri generosi che ti invitano a entrare in casa loro e si mettono in ascolto di te. Dunque, quale addio si può mai dare a Maria Lai? A una donna che ha vissuto lunghissimi anni di passione per la vita e che ha fatto della propria esistenza un’impresa di felicità? Sarebbe come dire che la soggettività desiderante, quando desidera per davvero e con tutte le proprie forze, può avere una scadenza, una costrizione decretata da un dio distratto del qui ed ora. La terra le sarà lieve di certo e in questo giorno dello strappo festeggiamola, invece di piangere. Perché donne come Maria Lai sono sempre state. Sta a noi raccoglierne l’augurio e costruirla pure noi, dico, quella minuta ma determinata impresa di felicità.

[Alessandra Pigliaru]

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del disamore e del dire – le (mie) fragole di novembre

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Il segreto delle fragole – Il vuoto nutrimento nell’era bulimica

Cantico delle Stagioni 2013 – a cura di Marinella Polidori e Agostino Cornali LietoColle – Libriccini da collezione

Elif Sanem Karakoç

Elif Sanem Karakoç

[Fragole di novembre]

Del disamore e del dire

Se il paiolo del desiderio resta bucato, quanto disamore ancora continuerà a contaminarne il segno? Quale l’emorragia che dovremo fare finta non ci riguardi? C’è un rumore sordo che grida vigorosamente al ribasso se udito dal fuori e – nella vertigine del sé – assume figurazioni mostruose; sono le mancanze, quelle fragorose voragini impermeabili al mondo, che ne sbranano il senso senza concedere la possibilità del controllo. Della misura esatta. Vengono riconsegnate da una perfezione che non sa generare se non territori puntellati di ossessione o vergogna. Sebbene la perfezione sia un gioco solitario, ciò non significa che non se ne possa distillare l’eloquenza del vuoto. Quell’intelligenza insonne che assume spesso il carattere di sguardo amoroso. Tutto intorno si dovrebbe guardare. Anche quando qualcosa sfugge per dimorare in un altrove. Ci vorrebbe allora il rammendo, quell’antico gesto con nome di donna che prevedeva per ogni filo fuoriuscito dall’ordito la speranza di essere riaccolto. Tu sei (anche) me, io non ti lascio. E non perché tutto andrebbe conservato bensì perché la trama venga osservata nella sua interezza. Continua a leggere »

Ce l'avete fatta!

Ribloggato da La dimora del tempo sospeso:

Abbiamo riavuto La Dimora!

Rivoglio La Dimora. La rivoglio adesso.

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Da un paio di giorni  il blog gestito da Francesco Marotta è stato oscurato da wordpress. Non se ne capiscono le ragioni, e neppure quali siano le ipotetiche violazioni che un antipatico messaggio automatico lascia intuire. Mi domando dunque cosa ci sia ne La Dimora del tempo sospeso di così scandaloso e inopportuno da aver addirittura suscitato un provvedimento simile. Con tutte le schifezze che galleggiano nel mare magnum della rete, non mi so capacitare di una censura ad un blog di poesia letteratura e filosofia. La Dimora di fm è un luogo di tale spessore culturale che in tutta sincerità dovrebbe essere tutelato e custodito. In questi anni di lavoro molti sono i contenuti ormai imprescindibili, tanto che molti dei post presenti nel blog sono a tutti gli effetti da considerarsi come fonti bibliografiche utilizzate in tesi di laurea e saggi critici. Ora mi domando e dico come sia possibile che una piattaforma seria come wordpress possa permettere una cosa del genere. O forse devo pensare che anche qui vige la regola della segnalazione anonima a vanvera e che bastano pochi click per poter spazzare via cinque anni di lavoro paziente mosso unicamente dalla passione? Se così fosse e se in tempi brevi il blog di fm non venisse ripristinato, gliocchidiblimunda emigreranno verso altri lidi. Se La Dimora viene soppressa per una regola idiota come quella della segnalazione anonima, vuol dire che non c’è posto neanche per me qui. Continua a leggere »

Poesia, parola pubblica contro la violenza

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(recensione di alessandra pigliaru)

Cuore di preda

Si intitola Cuore di preda. Poesie contro la violenza alle donne l’antologia poetica curata da Loredana Magazzeni e appena pubblicata per le edizioni CFR. Il volume, che raccoglie testi poetici firmati da numerose ed eccellenti poete contemporanee, è corredato dalle opere visive di Fabiola Ledda. Si tratta di un progetto articolato, corale e partecipato che necessita una lettura paziente. Sarà opportuno cominciare con la genesi del libro giacché è proprio da essa che si può ripercorrere l’intenzione appassionata che muove un gesto estetico e politico di notevole interesse. Quando Loredana Magazzeni ha proposto alle donne con le quali è in relazione da tempo di misurarsi con il tema della violenza, la risposta è stata sorprendente. Così, dal proposito iniziale (che era quello di comporre un quaderno comprendente pochi testi e immagini) in breve tempo le adesioni all’invito di Loredana si sono moltiplicate assumendo la forma di un’ampia espressione di voci confluite poi nel volume. Che le poete prendano parola pubblica collettiva contro la violenza alle donne è un fatto che andrebbe osservato e sostenuto, sia per la bellezza delle parole che vanno intrecciandosi saldamente sia per le immagini potenti che Fabiola Ledda ha deciso di affidare. E ascoltando Loredana Magazzeni, per tutte le partecipanti era qualcosa che si attendeva, un libro in qualche modo voluto con forza e grazia fuori da un’occasione specifica e con il desiderio di insistere su un tema sul quale mai troppa è l’attenzione. Continua a leggere »

Il sangue privato. Vendetta e onore in Scipione Maffei Pietro Verri e Cesare Beccaria

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Finalmente posso presentarvi ufficialmente la mia prima bambina di carta. Si tratta di una ricerca sulla storia delle idee di vendetta e onore che porto avanti da qualche tempo. La monografia si intitola “Il sangue privato. Vendetta e onore in Scipione Maffei Pietro Verri e Cesare Beccaria”. Ringrazio la mia cara amica Giusy Calia che mi ha generosamente fornito una sua bellissima immagine per la copertina. Grazie di cuore a Sebastiano Ghisu per la prefazione e a Paolo Carta per la postfazione. Un sentito ringraziamento va a Diego Fusaro per aver sostenuto il progetto fin dall’inizio e aver ospitato il volume nella collana filosofica da lui diretta: I Cento Talleri.

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dalla quarta di copertina

Le idee di vendetta e onore ricoprono un ruolo centrale nella scena del pensiero occidentale, condizionate come sono da una doppia e complicata narrazione: la storia delle passioni e quella delle leggi. È all’altezza del Settecento italiano tuttavia che il rilievo delle due idee corrisponde alla chiusura di un modello culturale segnato dal regime del sangue e dalla consuguente apertura alla modernità. Attraverso la decostruzione erudita di Scipione Maffei, scopriamo che il senso dell’onore cavalleresco non è avvinto all’onestà e che la vendetta è contraria alla ragione e alla legge. Sempre nel solco dell’eredità filosofica degli antichi, la ricomposizione morale rappresentata dalle riflessioni di Pietro Verri e di Cesare Beccaria si oppone alla contraddizione della tortura e della pena di morte – legittimate questa volta non dalla riparazione dei singoli ma da uno Stato desideroso di violenza pubblica. Le idee di vendetta e onore finiscono di assediare il tessuto morale dell’uomo moderno oppure si trasformano in un rinnovato processo, sul piano delle passioni e del diritto, che dovrà essere ulteriormente dipanato?

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Dalle prime pagine

Brevi note preliminari

La vendetta e l’onore sono due idee estremamente affini; non per nascita ma per il loro continuo depositarsi nella storia del pensiero e delle rappresentazioni che contraddistingue entrambe come temi prospettive e passioni irrinunciabili per la morale umana. Continua a leggere »

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