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18 febbraio 1978

Lutto: ho imparato che era immutabile e sporadico: non si consuma, perché non è continuo.

Se le interruzioni, i salti storditi verso qualcos’altro, vengono da un’agitazione mondana, da un inconveniente, la depressione aumenta. Ma questi “cambiamenti” (che fanno lo sporadico) vanno verso il silenzio, l’interiorità, la ferita di lutto passa a un pensiero più alto. Trivialità (del panico) vs Nobiltà (della Solitudine).

13 giugno 1978

Non sopprimere il lutto (la tristezza) (stupida idea del tempo che abolirà) ma cambiarli, trasformarli, farli passare da uno stato statico (stai, intasamento, ricorrenze ripetitive dell’identico) a uno stato fluido.

1° agosto 1978

Delusione prodotta da diversi luoghi e viaggi. Non sto bene da nessuna parte. Molto rapidamente, questo grido: Voglio tornare! (Ma dove, dato che lei non è più da nessuna parte, lei che era là dove io potevo tornare). Cerco il mio posto. Sitio.
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La letteratura, è questo: che io non posso leggere senza dolore, senza soffocamento di verità, tutto ciò che Proust scrive nelle sue lettere sulla malattia, il coraggio, la morte di sua madre, la sua tristezza etc.

15 marzo 1979

Io solo conosco il mio cammino da un anno e mezzo in qua: l’economia di questo lutto immobile e non spettacolare che mi ha tenuto incessantemente separato dai compiti; separazione che in fondo ho sempre progettato di far cessare con un libro – Ostinazione, clandestinità.


2 settembre 1979

Siesta. Sogno: esattamente il suo sorriso.
Sogno: ricordo integrale, riuscito.

[da Roland Barthes, Dove lei non è, Einaudi 2010]

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Immagini: Georges De La Tour

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