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contro versa

Di recente è stata pubblicata una collettanea che si intitola «contro versa. Genealogie impreviste di nate negli anni ’70 (e dintorni)». Si tratta di un esperimento politico di scrittura che mi ha coinvolta in prima persona e di cui mi fa piacere parlarvi. Voluta fortemente dalla mia amica Doriana Righini – direttrice della neonata collana Genealogie per la casa editrice sabbia rossa –  comprende le narrazioni di diverse donne, tutte nate negli anni Settanta (tranne una più giovane) che si confrontano con la propria genealogia. Mi piace nominarle una per una queste donne: Gisella Modica, che ha firmato la prefazione, Doriana Righini, Denise Celentano, Giovanna Vingelli, Lucia Cardone e Ivana Pintadu (con cui – insieme ad altre amiche – condivido il bel percorso di collettiva_femminista), Loredana De Vitis, Angela Ammirati, Monia Andreani, Federica Timeto. Seppure con alcune non ci si conosca e si sia distanti per formazione ed esperienze, credo sia stata un’interessante avventura di condivisione e fiducia. Almeno così me la voglio figurare. Intanto quella fiducia che ci ha accomunate nei confronti di Doriana che in questi mesi ci ha tenute insieme con senso critico e umiltà, nel desiderio di una costellazione femminista – non facile – intorno alle genealogie. L’umiltà non è mai un ribasso, soprattutto quando la si pratica con apertura e ascolto; perché ha a che vedere con la curiosità e con la pazienza che lambiscono il territorio della mediazione. In questo lavoro collettivo, molte ne sono state fatte di mediazioni. E aggiungo io: di necessità giacché la discussione è sempre feconda fonte di guadagno e apre spesso alla gioia, come in questo caso, per aver deciso di prendere parola pubblica. Credo che in un tempo come questo, per niente semplice, si possano considerare e salutare gli inizi come fossero degli auguri. Soprattutto quando questi inizi sono segnati dall’urgenza autentica e non da un’emergenza posticcia. Ho potuto misurarmi con la mia genealogia, dicevo, in modo consapevole e mettendo a tema alcuni luoghi concettuali cari al femminismo – e cari a me; spero di averlo fatto con cura. Ho scelto di farlo tenendo conto di uno scarto anagrafico che mi allontana fisicamente da quegli anni in cui, mentre venivo al mondo, molte donne stavano già cambiando la mia sorte – come quella di tutte e tutti – consentendomi oggi di parlare di simbolico e di differenza sessuale (per esempio). Quella lontananza non può essere considerata una colpa, diventa invece responsabilità politica quando si confonde con la dimenticanza; o ancora peggio con la volontà di cancellazione. In questo senso, la gratitudine è il modo con cui mi sono avvicinata alla lettura della mia genealogia, a partire da me e dalla mia esperienza. L’ho fatto al plurale, in colloquio con le personagge di Fausta Cialente – perché le ho viste soggetti di enunciazione di grande forza che mi hanno messa di fronte a me stessa; al partire da sé, alla differenza, al desiderio, all’autorità e a molte altre faccende. In una sola parola: all’ordine simbolico materno con tutto ciò che comporta. Ognuna di noi ha risposto in modo differente secondo formazione ed esperienza politica e differenti sono anche le forme adottate per le singole narrazioni. Ognuna di noi però ha sentito l’urgenza di qualcosa che non smette di parlare, come fosse quello stesso balbettio che preannuncia la lingua materna che ci ha messe al mondo (e ci consente di rimetterci al mondo, molte altre volte). Posizionarsi con fiducia dunque, nella regione dell’attenzione verso l’altra, comporta ribadire e riprendere dialoghi mai interrotti. Certo da parte di chi ha desiderio di farlo e praticarlo, senza risentimenti fuori misura. Non si tratta di un omaggio né di una celebrazione, si tratta invece – come sempre accade nella relazione tra donne e in quella con i femminismi – di un corpo a corpo.

Se volete leggere il libro potete ordinarlo nelle librerie oppure on line. Sabbia rossa ED è una casa editrice indipendente e coraggiosa, sostenerla è già un gesto politico. Poi se mi fate anche sapere cosa pensate del libro, nel caso lo leggiate, ne sarò felice.

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Ecco l’indice:

Prefazione di Gisella Modica

Prima parte: Pensarsi donne tra privato e pubblico

  • Doriana Righini – La figura rimane
  • Denise Celentano – Madre in Calabria, Calabria madre. Gestazioni del possibile
  • Giovanna Vingelli – La passione del capire. La trasmissione generazionale in Università

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Seconda parte: Un nuovo corso di relazioni politiche

  • Lucia Cardone | Ivana Pintadu – Nell’isola e fuori. Cartografia genealogica di collettiva_femminista
  • Loredana De Vitis – Dall’essere me all’essere bellissima
  • Angela Ammirati – Genealogie Materne. I nodi del conflitto
  • Monia Andreani – Pensarsi figlie alla ricerca della madre

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Terza parte: L’incontro tra scrittura, arte e femminismo

  • Alessandra Pigliaru – Natalia, Camilla e Daniela. Dal nome alla genealogia nelle personagge di Fausta Cialente
  • Federica Timeto – Il sospetto dell’appartenenza. Il difficile incontro tra arte e femminismo in Italia

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potete leggere ogni singolo abstract | potete anche leggere il profilo delle singole autrici

[Ringrazio le amiche che hanno letto il mio intervento e che mi hanno aiutata e sostenuta]

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Nicoletta Nuzzo ne scrive nel suo blog e io la ringrazio di cuore per la lettura.

Ringrazio di cuore Luisa Muraro che generosamente segnala l’uscita della collettanea sul sito della Libreria delle Donne di Milano. A lei la mia riconoscenza grande per questo regalo inaspettato e prezioso.

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Sabato 18 maggio, a Torino – ore 16, all’interno del XXVI Salone del Libro, Torino Lingotto Fiere, nella sala relax dello stand della regione ospite, la Calabria, presentazione di contro versa con Monia Andreani, Lucia Cardone, Ivana Pintadu e Giovanna Vingelli, quattro delle dieci autrici della collettanea.

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