Tag

Maria Lai

Un addio mi pare fuori luogo. Soprattutto se a scomparire da questa terra è una donna della statura di Maria Lai. Gli addii servono a chi rinuncia ad ascoltare l’energia pulsante che le e i viventi lasciano dietro si sé. In ogni angolo, in ogni pietra, ad ogni loro passaggio. L’addio è il modo in cui si riesce a vedere la sola materialità di un corpo che, piagato dagli anni e dai dolori, lascia questo mondo in cui apparentemente siamo ancora tutt*. Quando ad andarsene dall’altra parte della strada è una donna come Maria Lai io rifiuto ancora di più di accomiatarmi con un addio. Ha intessuto per anni la trama di una Sardegna incandescente di poesia. Ha progettato un mondo, una geometria da soggettività desiderante che difficilmente ho incontrato in altre mani d’artista. Perché la sua grazia era il suo sapersi bambina. Una creatura esile e dotata di splendore non solo per il suo esistere con il peso di un cardellino ma proprio per quella sua forza indomita di piccola e tenace guerriera della parola e dell’arte. La sua grazia, dicevo, che ha sempre seguito il ritmo – una specie di dettato interiore di cui Maria Lai avvertiva il senso e il procedere. In armonia. Un concetto quello dell’armonia su cui sarebbe interessante tornare, perché racconta degli opposti, di un attrito che è quello della materia con una spiritualità che ne placa l’ingombro. In questo suo eterno apprendistato, molte artiste si sono riconosciute ma anche molte altre che come me hanno avuto sempre un debole per le parole. Non la voglio chiamare Maestra, seppure lo sia stata per molte e molti, ma Signora sì. Che mi ha raccontato il mondo, seppure in lontananza, come quegli esseri generosi che ti invitano a entrare in casa loro e si mettono in ascolto di te. Dunque, quale addio si può mai dare a Maria Lai? A una donna che ha vissuto lunghissimi anni di passione per la vita e che ha fatto della propria esistenza un’impresa di felicità? Sarebbe come dire che la soggettività desiderante, quando desidera per davvero e con tutte le proprie forze, può avere una scadenza, una costrizione decretata da un dio distratto del qui ed ora. La terra le sarà lieve di certo e in questo giorno dello strappo festeggiamola, invece di piangere. Perché donne come Maria Lai sono sempre state. Sta a noi raccoglierne l’augurio e costruirla pure noi, dico, quella minuta ma determinata impresa di felicità.

[Alessandra Pigliaru]

*

*

grazie a Cinzia che ha tradotto il testo in inglese e lo ha riportato nel suo bellissimo giardino 🙂

*

e grazie alle numerose condivisioni e letture di questo post. Blimunda, come sa chi frequenta questo spazio, non è abituata a certi numeri ma le quasi ottocento visite dirette per Maria Lai fanno moltissimo piacere 🙂

Annunci