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Il segreto delle fragole – Il vuoto nutrimento nell’era bulimica

Cantico delle Stagioni 2013 – a cura di Marinella Polidori e Agostino Cornali LietoColle – Libriccini da collezione

Elif Sanem Karakoç

Elif Sanem Karakoç

[Fragole di novembre]

Del disamore e del dire

Se il paiolo del desiderio resta bucato, quanto disamore ancora continuerà a contaminarne il segno? Quale l’emorragia che dovremo fare finta non ci riguardi? C’è un rumore sordo che grida vigorosamente al ribasso se udito dal fuori e – nella vertigine del sé – assume figurazioni mostruose; sono le mancanze, quelle fragorose voragini impermeabili al mondo, che ne sbranano il senso senza concedere la possibilità del controllo. Della misura esatta. Vengono riconsegnate da una perfezione che non sa generare se non territori puntellati di ossessione o vergogna. Sebbene la perfezione sia un gioco solitario, ciò non significa che non se ne possa distillare l’eloquenza del vuoto. Quell’intelligenza insonne che assume spesso il carattere di sguardo amoroso. Tutto intorno si dovrebbe guardare. Anche quando qualcosa sfugge per dimorare in un altrove. Ci vorrebbe allora il rammendo, quell’antico gesto con nome di donna che prevedeva per ogni filo fuoriuscito dall’ordito la speranza di essere riaccolto. Tu sei (anche) me, io non ti lascio. E non perché tutto andrebbe conservato bensì perché la trama venga osservata nella sua interezza. La parola poetica non accompagna la direzione di quel rammendo ma ne sa ricamare il fantasma. Passo passo, come fosse una piccola e caparbia rivolta del pane e delle rose, la parola incrinerà il paiolo e ne renderà la dissipazione in tutta la sua risorsa. Così il disamore contaminerà di necessità ma non sarà certo l’unico elemento a segnare la composizione del sé. L’avanzo, il resto che si sottrae non sarà più il rilievo doppio e nodoso di ciò che è rispetto a ciò che dovrebbe essere; piuttosto, accostando il confine, ci si avvertirà capaci di tenere insieme i fili andati fuori dal telaio della storia. E se tu sei (anche) me presto mi racconterai qualcosa che ho dimenticato. Ecco proprio lì, in quel vortice che spesso si apre chiaro alla vista, la poesia sarà un rischio che varrà la pena di correre. Lì, nella pretesa di vedere se la ferita del desiderio verrà o no sanata, la poesia sperpererà quanto basta – voce | lingua | mano | bocca – in vece nostra. Pretendiamone il guadagno e mai l’assoluta restituzione.

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[nel giorno del mio trentottesimo compleanno condivido questo piccolo scritto che prosegue una riflessione cominciata qualche tempo fa sul desiderio e il disamore spesso in relazione con anoressia e bulimia e disseminata qua e là.Ringrazio di cuore Marinella Polidori, cara amica e poeta raffinata, che con sguardo accurato e paziente risonanza ha cucito la bella agenda Il segreto delle fragole 2013, sono felice di farne parte].

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