Elif Sanem Karakoç

Ci sono persone che farebbero qualsiasi cosa in loro potere (cioè tutto) per non cambiare niente di sé e di ciò che le circonda. Sono disposte a qualunque baratto, a qualunque scommessa e si giocano la propria vita e quella altrui. E non si tratta di fedeltà a ciò che sembra corrispondergli ma di una inquietante posizione della mente e dello spirito secondo cui tutto deve restare immobile così come è, così come è stato conosciuto deve essere ripetuto all’infinito. E ancora oltre. È un modo come un altro per stare in compagnia delle proprie scissioni che scaldano di più rispetto alla possibilità di voltare pagina. Essere stati eternamente bambini abituati alle brutte favole di orfanità significa diventare adulti orbi e incapaci di cura. Un orizzonte fusionale ammalante e scadente ma che si maneggia con confidenza sembra preferibile rispetto all’urgenza della riparazione e della serenità. Niente è semplice, tutto assume i contorni di una esasperazione nefasta. Fino alla morte. Del resto, il prezzo da pagare per rinunciare alla propria distruzione appare sempre troppo alto. Meglio la solita maleodorante afflizione, quella sì che non arriva inaspettata a tradire ciò che si è stabilito. Auguri.

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