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Quando si naviga su facebook accade di attrarsi per simpatia, nel senso etimologico e alto del termine. Non a caso stiamo parlando di un social-network che prevede appunto di “stringere amicizia” e dichiarare preferenze per persone argomenti e pagine di diversa natura. Risonanza, si chiama così più o meno. Per chi si occupa di scrittura in rete, come me, fb è risultato da subito uno strumento efficace e complementare al mio blog personale e alla rete di relazioni che ho costruito in questi anni sia qui che altrove. Uno strumento dunque che non ho mai deciso di lasciare al pettegolezzo spicciolo ma che ho utilizzato principalmente per condividere passioni e discussioni interessanti; sicura come sono di quanto sia potente la rete e soprattutto il fare rete. Conosco molte persone che non si sono mai registrate su fb per la questione della privacy e per tutta un’altra serie di buone ragioni ma io sono sempre stata convinta che il social-network potesse abbattere una serie di sovrastrutture e di distanze; un po’ come il blog che è un prendere parola: si pubblica, ci si legge e ci si commenta in tempo reale e si rendono effettive collaborazioni e progetti. Questa introduzione per dire dell’entusiasmo di molt* che scrivono per la condivisione e la diffusione. Ma c’è un però in tutto ciò e ormai è diventato per me incomprensibile oltre che ingombrante: qualche giorno fa alcuni utenti di fb hanno segnalato come offensivi i contenuti ai link della Smasher, editrice che – come moltissime – ha una pagina su facebook. I link riportavano agli ultimi volumi delle autrici e degli autori che, a vario titolo, sono impegnat* nella scrittura poetica e non. Ora, fb prevede un dispositivo per cui, quando più utenti segnalano contenuti offensivi,  la condivisione viene bloccata. Se infatti provate a condividere nella vostra bacheca fb i link delle edizioni smasher vi apparirà questo interessante avviso: “In questo messaggio sono presenti dei contenuti bloccati che sono già stati contrassegnati come offensivi o spam Facci sapere se ritieni che si tratti di un errore”. Siccome il “Facci sapere” è linkabile si può scrivere a facebook perché, secondo chi vuol condividere, la segnalazione per contenuti offensivi risulti essere in effetti un errore. E dunque io ho scritto, con fiducia. Ed ecco la replica (o meglio: la risposta automatica): “Grazie per aver contattato Facebook. A breve dovresti ricevere un’e-mail di risposta. Potrebbe essere necessaria una tue risposta prima che sia possibile assisterti ulteriormente.” Non ho ricevuto nessuna mail. Mi dico che fb ha certo una grande quantità di segnalazioni e che probabilmente se fossimo in molt* a segnalare l’errore allora si potrebbe ripristinare tutto. Ma sembra non sia così, perché in questi giorni a segnalare l’errore di attribuire contenuti offensivi a dei libri di poesie, siamo stati numerosissim*. Allora qual è il punto? O meglio dov’è che scricchiola questa grande socialità che fb pubblicizza e che garantisce? Esattamente in quanto è accaduto alla Smasher come a molte altre pagine e/o contenuti ritenuti offensivi: non esiste alcuna verifica effettiva perché dall’altra parte non c’è nessuno. Fin qui può essere anche un’operazione interessante perché autogestita ma quando si tratta di riversare le proprie ossessioni o, ancora peggio, i propri veleni personali (non mi spiego diversamente un attacco così meticoloso e frontale ad una casa editrice poetica) e si chiede “perché” allora il social-network si rivela in tutta la sua assurdità di aggregatore vuoto. Cioè: si seguono automaticamente le indicazioni degli utenti per bloccare i contenuti ma, nonostante si tratti evidentemente di un errore, non si può riparare. A parte il danno per una casa editrice che vive di relazioni e di diffusione in rete, quel che mi domando è: si può stare ancora in un luogo dove si è preda di chi decide per x motivi che non gli piaci e lede, facendoti bloccare, il lavoro di anni? Non dico il lavoro di grandi multinazionali o grandi aziende e società (mi interessano poco visto e considerato che i canali sono altri)…dico il lavoro che muove dal basso e che capillarmente in questi anni ha vissuto grazie alla condivisione progettuale e alla passione dell’editrice. Ecco, a questo lavoro, che nasce dal desiderio e dalla pazienza, può essere negata la possibilità di condividere? E questo lavoro avrà pur diritto ad una spiegazione ragionevole su quanto accaduto? Non si domanda autorevolezza a un contenitore come facebook, né riconoscimento perché la parola poetica ha già entrambi costituzionalmente (quando è autentica); si domanda invece di rendere “condiviso” davvero un posto che da un po’ di tempo a questa parte sembra diventato un campo minato in cui orgogliosi sociopatici proliferano allegramente. Tanto basta un click. E con lo stesso click, se la vicenda della Smasher non si normalizzasse a breve, io abbandonerò facebook per cercare altri luoghi (almeno vagamente) più interessanti. Agli anonimi invece che hanno segnalato delle poesie come offensive non dico nulla: credo sia già sufficiente essere dei pusillanimi.

[Alessandra Pigliaru]

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