Elif Sanem Karakoç

Gli eventi si sostituiscono ancora una volta alla volontà, quella di scegliere al momento giusto, quella di pensare che possa esserci ancora tempo utile. Tempo da spendere e stendere liscio come un piano opaco senza risonanza. Gli eventi si sostituiscono questa volta in maniera beffarda, credendomi pronta oggi a ciò che pensavo mi avrebbe aspettato almeno un altro po’. Invece mica gliene importa alle cose, loro stanno lì, sospese nell’involucro dell’accadere, fino a toccare terra. Senza un tonfo. Quando si tenta di schivare l’imprevisto eccolo lì, a ricordarti che sei cosa come quelle che (ac)cadono. Che ti senta pronta o no, ormai è tutto disposto per l’istante opportuno. L’avviso è solo un trascurabile istante di generosità, un monito che arriva dall’aldilà a dirti che è tempo di smetterla. Di sognare e di credere che nessuno si accorga. Se non scegli saranno gli altri a scegliere per te o, che è peggio, a scegliere te – a vederti in tutta la tua nudità e a dirti forte che la volontà mal si destina a chi ama nascondersi. Se mi merito questo anticipo? Questo lo so, almeno questo dico: no, non me lo merito ma così è e così sia dunque. Quel tempo che amavo spartire è concluso e la decisione, mai presa una volta per tutte, stringe l’osso. Come un cappio gli eventi si radunano intorno all’incapacità di scegliere. E non è sempre vero che se si chiude una porta si apre un portone. Sarebbe bello crederlo. L’unico incanto che si spalanca è piuttosto un luogo impreciso in cui navigare a vista, accanto alla viandante che non sono mai stata e alla nomade che mi hanno sempre costretto a essere. Ecco.

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