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Julia Margaret Cameron

Fino a qui, fino a questa casa, ti eri fatta strada, procedendo non in linea retta, ma apparentemente senza meta, a zig zag, per “catturare” la bambina – magari con l’ausilio di una memoria che, esposta inerme all’assalto dei dettagli, comincia a fornire stupefacenti minuzie. A questo punto però fosti costretta a renderti conto che non saresti stata mai più la sua alleata, ma un’estranea importuna che non seguiva una pista più o meno ben tracciata, ma, alla fine, proprio se stessa: il suo intimo segreto, che non riguardava nessun altro.

Non era più un gioco, e il coraggio ti scemò. Se avessi insistito, la bambina sarebbe sbucata fuori dal suo nascondiglio. Sarebbe andata in luoghi dove l’avresti seguita malvolentieri. Avresti dovuto seguitare a stare sulle sue tracce, accerchiarla spietatamente, mentre il desiderio di non curarti più di lei, di rinnegarla, sarebbe diventato sempre più forte. La strada che avevi imboccato era sbarrata da diversi che nessuno infrange impunemente.

Fu uno di quei momenti di perfetta chiarezza che è necessario apprezzare, persino cercare – anche quando la ricerca rischia di trasformarsi in ossessione e quegli attimi di chiaroveggenza ci forniscono prove inconfutabili dell’inattuabilità dei progetti cui non sappiamo rinunciare. C’era quella luce vivida ma inusuale che è capace di fornire il caldo sole di luglio. La “luce dell’infanzia” – come avrei potuto sperare di ritrovarla! – restò invisibile.

[Christa Wolf – Trama d’infanzia, edizioni  e/o]

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