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da Documento (1966-1973)

con la terra che sembra tremare di coincidenze
non ho fiato per gridare la mia indifferenza

Tu non eri pronta
non essendo pronta riflettevi
non v’era caso più pietoso che il tuo
strillare dal profondo
affranta dal doppio gioco.

Un mercato! ottima mercantessa! diventerò!
padrona di casa che murava gli obblighi
una madre coscienziosa un padre almanacco
sempre lo stesso volto a volteggiare
apparato respiratorio trafugavo dall’estero
la fame totale e costante.

È violenza anche carnale: tu corri
disapprodato e io ti rincorro con questo
bel marchio in mano.

Ho distinto tra la vostra morte e la mia
la mia non ha spazio: ha divisioni
speciali per chi marca il passo.

Ho varie volte deciso
di non dar ascolto agli indecisi!
dissembrare le mie manie
fare di me stessa un algoritmo, un’alga marina
i miei resti
in un albergo stanziato dai più poveri.

Mai potei perdonare
il suo acume di uomo doloroso
ragionare in un’altra maniera:

avrei voluto disincagliare
dalle nostre paranoiche prestazioni,
le troppe larghe delte della mia infanzia.
Ho assaporato
invece una brutta maniera di vivere
l’erba dissidente fra i piedi arruffati.
Ho anche promosso a mia scala di valori
infanzia e progenitori.

Come la notte
montagna chiusa nel suo becco duro
non esita a denunciare,
reperire ad uso meno infame
veloce rattristare l’orgoglio
l’ho rimosso dal mio campo d’azione.

Al sorgere di un sole puntiglioso
hai distinto dal tuo distinguere
desideri nascosti tra le braccia
una precisa agonia
nell’erba sminuirsi questa agonia
sciupa il nodo della questione.

E ho visto che sollevandomi di peso
le sillabe non mostrano altro che una
passata confermazione ad un ordine
prestabilito (tutte le mie vanità al
punto tale da non trarre in inganno).
Ho inteso infatti il verde come un
mangiacolori e ho verificato il volo
delle cicogne, abbassando le ali durante
il volo e tralasciando di prendere in
considerazione anche la tua lealtà.
Ho voluto scappare con le bagatelle
e ho scambiato un mostro con una tarantella
confinata nei miei approcci letterari
ad una turbe immensa e ordinaria. Ho
visto io con i miei occhi il mio linguaggio
frasi rasoterra e decifrabile: ma non
è così sovente che si sposta, la terra
delle sue ruote indenni.

E ho iscritto nella mia bilancia fragile
una frase che mi fa di tua appartenenza
mentre con facili virtù disgiungevi
ogni tua reale appartenenza al fiore
della montagna infreddolita che si stende
ai piedi del primo che si possa dire
vinto.

*

I testi sono di Amelia Rosselli

Le immagini sono di Akın Çetin

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