Tag

,

Ogni teoria del “soggetto” si trova sempre ad essere appropriata al “maschile”. Assoggettandovisi la donna rinuncia, a sua insaputa, alla specificità del proprio rapporto con l’immaginario; Si rimette cioè nella situazione di essere oggettivata – in quanto “femminile” – ad opera del discorso. Lei stessa poi si rioggettiva, quando pretende di identificarsi “come” un soggetto maschile. Un “soggetto” che si ri-cerca come “oggetto” (materno-femminile) perduto?
(…)
Ma proprio su questo adesso bisogna lavorare, sotto pena di perdere tutto. Riprende dunque l’aratura di terre che si credeva fossero definitivamente coltivate e si rivelano sodaglia da cui può spuntare una vegetazione che soffocherebbe tutto ciò che vi è stato piantato. Il “soggetto” deve rifare i suoi fondamenti più in profondità, aprire più bassi i sotterranei che reggevano l’edificio della sua definizione, scavare di più le cavità sopra le quali sta il monumento della sua identificazione, onde puntellare più solidamente la sua dimora, cioè il rapporto sistematico con sé, il luogo chiuso delle sue autorappresentazioni, dove abita nel suo esilio solitario di “soggetto”. Il luogo di soggiorno più familiare per l’uomo è diventato proprio quello delle sue elaborazioni teoriche con le quali ha cercato, mediante impossibili metafore, di ricostruire la matrice ed il cammino che (ri)-porta ad essa. Ma volendo abbattere l’angoscia di trovarsi incarcerato nell’altro, intromesso nell’altro, impadronendosi della dimora, ha finito per diventare prigioniero di effetti di simmetria che si moltiplicano senza limite. Urta da ogni parte contro le pareti del suo palazzo di specchi, il cui pavimento per giunta, comincia a tremare e crollare.

[Luce Irigaray – Speculum]

Annunci