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Conoscere se stessi è doloroso poiché il processo avviene nell’inganno delle proiezioni. Dopo essersi eretti a giudici degli altri, giudici focosi e esigentissimi, ci si sente smarriti a dovere riconoscere che gli altri sono lo specchio delle nostre insopportabili fattezze.

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È bello dimostrare un’affermazione, ma il valore di un’affermazione non sta nella dimostrazione, ma nell’autenticità da cui è nata. L’autenticità non è dimostrabile, è destinata alla sconfitta. E quando viene accolta dalla cultura non viene accolta in quanto autenticità, ma in quanto dimostrazione, opera, talento, genio.

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L’oppresso nella sua furia liberatrice identifica oppressore e realtà. Aspira a realizzare in terra un regno che non è di questo mondo.

Mi si presenta
la sensazione di qualcosa
irreparabile – la vita stessa.

Mai mi sono sentita
con le spalle al muro
come adesso – mai più calma

Capire – far parte
capire di far parte
non c’è altro
io – la mia porzione di cecità
io – la mia porzione di luce.

Quando ti accorgi
di avere “sbagliato”
pur essendo nel “giusto”
(che era prevedibile
ma proprio quello
ti eri distratta
dall’aver previsto)

capisci tutto – anzi
ricordi che lo capivi
prima – poi l’ipotesi
comune ti aveva tentata.

Io correvo
le nuvole correvano
non raggiungevo mai
le nuvole
Adesso cammino
col mio passo
e guardo
le nuvole che corrono

*

La mia vita vacilla
vedo in lui un altro uomo
i suoi occhi sono ottusi
si rifiuta di capire.
Siamo alla fase in cui non si dà
ma si tiene stretto
quello che siamo.
Tutto ciò che era ovvio
ritorna enigmatico sospetto
si ricomincia tutto da principio
lui mostra di non aver capito
né accettato.
Allora cos’era prima?
Perché non ci succede
di scioglierci
come prima?
Perché ci guardiamo
negli occhi per cercare
nell’altro il proprio dubbio?

*

Sto mettendo i cavalli
al mio carro
sto facendo i preparativi
per partire –
no, non è ancora
avvenuto –
il mio carro
la mia strada.
Lascio tutti
ma non sono triste
più strano ancora
non ho paura
non ho altra scelta
e dipende solo da me.
Il cavallo grigio
ha nome Noncuranza
quello rosso Follia.

*

[I testi sono tratti da Carla Lonzi – Taci, anzi parla. Diario di una femminista – (Scritti di rivolta femminile 1978)]

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Qui Il Manifesto di Rivolta Femminile

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