Penso ai miei “errori” passati, e non posso rammaricarmene. Significherebbe calpestare la mia giovinezza, e non voglio assolutamente farlo. Gli entusiasmi di un tempo mi venivano dalla vitalità, dal desiderio di scandalo e di provocazione, da una volontà di efficacia nonostante il mio nichilismo di allora. – La cosa migliore che possiamo fare è accettare il nostro passato; oppure non pensarci più, considerarlo morto e sepolto .

Io sono il susseguirsi dei miei stati d’animo, dei miei umori, cerco invano il mio “io”, o meglio lo ritrovo solo quando tutte le mie apparenze si volatilizzano, nell’esultanza del mio annebbiamento, quando quello che per l’appunto viene definito un “io” si sospende e si annulla. Bisogna distruggersi per ritrovarsi; essenza è sacrificio.

Più penso alla vita come fenomeno distinto dalla materia, più mi spaventa: non si regge su niente, è un’improvvisazione, un tentativo, un’avventura, e mi sembra così fragile, così inconsistente, così priva di realtà che non posso riflettere su di essa e sulle sue condizioni senza provare un brivido di terrore. Non è che uno spettacolo, una fantasia della materia. Smetteremmo di esistere se sapessimo quanto siano irreali. Se si vuol vivere, bisogna fare a meno di pensare alla vita, di isolarla, nell’universo, di volerla circoscrivere.

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i testi sono tratti dai Quaderni di Emil Cioran

i fotogrammi sono tratti da Stalker di A. Tarkovskij

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