Magone. Nello stomaco del dolore mi rincorrono le stesse immagini di un anno fa. Le ossa sedute a tavola a festeggiare l’ultimo sorso del nulla. Magone forte e silenzio. Occhi negli occhi che ora sono cavità di vermi. Meglio non dire che oggi e domani sarà un altro giorno in assenza, il primo Natale nella perdita. Meglio non dire che il tempo trema dell’anno che è stato. Un groppo di sollievo e il male nel lavacro. Senza di te, padre mio, mio alfa e mio omega. Mia terra sull’orlo, mio respiro di scandaloso bagliore. Ho voglia di uccidere, oggi, di mandare a fare in culo tutto l’oro e la mirra e di preparare bocconi avvelenati per tutti quelli che verranno a raccontarmi che oggi è festa. Ho voglia di sputare questo magone, di giocarci a scacchi e intrattenerlo fino a quando non sarà scaduto. Eppure nello stomaco del dolore c’è ancora posto per l’amore, guarda un po’. C’è ancora posto per sentirsi a casa, fortunati della ferita, della scossa termica del cuore. E c’è ancora posto per le frenesie, per le nuove forme suscitate, per le mani sulla bocca e per l’occhio languido del giorno nuovo che aspetta la domanda. A bussare muta.

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