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Sono Dio? Ho accumulato in me tante cose grandi! La testa mi scotta da scoppiare. Troppa potenza vi è racchiusa. Volete (ne siete degni) ch’essa sia per voi? Nemmeno quelli che hanno crocifisso Cristo erano degni di lui.
Più realisticamente: il genio risiede nella casa di vetro, ma in quella infrangibile che procrea idee. Dopo aver creato cade preda della follia. Fa per afferrare dalla finestra il primo che passa. Gli artigli demoniaci della sua mano d’acciaio afferrano. Mi facevi da modello, esclama con tono di burla, spalancando la bocca vorace, ora sei materia per la mia opera. Ti scaglio contro la parete di vetro perché ci resti appiccicato…(Poi vengono gli amatori dell’arte e contemplano da fuori la scena sanguinosa. Accorrono i fotografi. Arte nuova, proclamano il giorno dopo i giornali; e le riviste specializzate la designano con un nome che finisce in ismo)

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L’azione sia eccezione e non regola. Il tempo che le corrisponde è il passato remoto, perchè essa deve distaccarsi dalle circostanze presenti. Se devo esprimere l’azione con tinte chiare, ciò che è attuale deve avere un fondo scuro. Se agisco con tinte cupe, la condizione attuale presuppone il chiaro. L’effetto di azione è maggiore nel caso di forte intensità e breve estensione, cui corrisponda una limitata intensità e grande estensione della forma attuale. Non abbandonare mai l’estensione principale della condizione attuale! Però quando la condizione attuale è espressa con una tonalità media è possibile una doppia azione, in senso sia chiaro sia scuro. 

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Magia. Lontano da te/ sale una strada vicina,/ e si biforca,/ nessuna strada scende,/ una strada di colpo si perde/ nella notte e al sole. Ho delizia di nessun’anima,/ oh clamore della folla/ dissonanza/ in una ridda di domande.
Di traverso/ chi forzerebbe il passaggio? Colui che può entrare dal portone,/ proprio dal portone/ dove la strada è diritta.
A sinistra nessun passaggio,/ a destra un recinto di fiori delicati.
Che fare?/ Qui non passa alcuno:/ il grasso dio,/ il buon giardiniere,/ non vuole che qui passi alcuno.
Ma ecco viene un tale,/ proprio viene un tale!
Si sente ridere: accetta un consiglio,/ uomo di tante azioni,/ uomo di quali azioni! Non comprende,/ passa oltre,/ calpesta tre violette/ e in un attimo è di là.
Gli imbecilli guardano a bocca aperta,/ lo seguono con occhio stupito, questo tale.
Che luci, che meraviglia!/ Che festa,/ quali nudità,/ amici con calici, signore col ventaglio,/ e quel giovinetto/ fa tanto il disinvolto.
Gli imbecilli cominciano a capire,/ d’un tratto/ vogliono andare anch’essi nel paese delle meraviglie.
Perbacco, per opera di un mago il portone è chiuso da un muro,/ che separa lo splendore dallo spavento./ Col pelo fiammeggiante/ una accanto all’altra,/ ecco affacciarsi le tigri.
Il crepuscolo sta in agguato./ I suoni svaniscono/ solo, ma piano/ si diffonde nella notte il brontolio degli animali.
Finché gli Oscuri/ senza brontolio/ si sono allontanati di soppiatto.

da Paul Klee, Diari (1898-1918)

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