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	<title>Gli occhi di Blimunda</title>
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		<title>nel cuore della parola _ postfazione a Ida Travi, Il mio nome è Inna</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 19:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gliocchidiblimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Alessandra Pigliaru, Nel cuore della parola. Postfazione a IDA TRAVI - Il mio nome è Inna. Scene dal casolare rosso, Moretti&#38;Vitali &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/05/18/nel-cuore-della-parola-_-postfazione-a-ida-travi-il-mio-nome-e-inna/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1430&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/05/resize-php.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-1431" alt="resize.php" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/05/resize-php.jpeg?w=529"   /></a></p>
<div>[Alessandra Pigliaru, <em>Nel cuore della parola</em>. Postfazione a IDA TRAVI - <a href="http://www.morettievitali.it/?post_type=libri&amp;p=2062" target="_blank">Il mio nome è Inna. Scene dal casolare rosso</a>, Moretti&amp;Vitali 2012, pp. 185-189]</div>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">«Hai memoria di questo mondo? | Sai come si chiama questo mondo? || Tutti lo chiamano mondo, ma qual è | il suo vero nome? || Il sole, sai come si chiama il sole? | Perché non risponde mai? E l’incendio?… È già finito? | E l’acqua… Che nome ha | che nome ha? || E tu che mi chiami di notte | come mi chiami? | Ti ricordi il colore dei miei capelli?».</p>
<p style="text-align:justify;">Dal silenzio alla scelta esiste un’età propizia e congrua in cui apprendere l’esercizio del ritmo. Ricordarlo e accoglierlo mentre (ci) avanza. Il corpo della poesia si sa trasfigurare dunque in un orizzonte dirimente; non c’è più un taglio che lascia attoniti, c’è invece l’edificazione della scelta e della distinzione del tempo e dello spazio.</p>
<p style="text-align:justify;">Inna Zet Nikka e Sasa sono i protagonisti del nuovo lavoro poetico di Ida Travi. Loro dimorano la terra di Zard, sono i parlanti di una lingua sconosciuta e vicina, i Tolki, che seguono il rintocco di un tempo altro, di un’attesa a picco che li rende prossimi al circostante. Eppure quell’attesa ha l’esplorazione della pausa, di un fermarsi per registrare e confermare ciò che si è messo in scena fino all’istante dello strappo dal buio. Ur è invece la struttura mancante, è la terra del non ritorno che frana il passo. A lui non si può reclamare niente tant’è che non vive insieme a loro, si incontra al bordo, si invoca senza risposta. Ur, il ferramenta, non aggiusta lo sparpagliamento del già accaduto, del ritardo dell’attenzione. Il compito è affidato ad un precedente corredo familiare: quello di Inna, l’abitante, Zet, l’ospite, Nikka, la vecchia, e Sasa, il bambino. Ognuna e ognuno di loro rappresentano l’opportunità di un mondo che può ricomporsi, e al contempo un ruolo che stabilisce la regione misteriosa e generosa di buone notizie se ascoltate e maneggiate con dedizione. Eppure è la sola Inna che sa pronunciare il proprio nome, che conosce il silenzio dal quale si è sottratta e che custodisce il segreto della gratitudine. Lei è freccia del tempo. Gli altri sono chiamati, lei si dà del tu. Inna è l’elemento che principia, l’unica presenza che desidera quell’abitare in tutta la sua incandescente contraddizione.<span id="more-1430"></span></p>
<p style="text-align:justify;">«Tutto il mondo è malato | come un bambino piccolo | come un bambino senza la mamma || Dal cielo scendono le cavallette | e nessuno fa niente || Un giorno avremo vergogna | abbasseremo la testa per la vergogna».</p>
<p style="text-align:justify;">Siamo nel tempo di una pausa e una promessa perché non si rinuncia più alla parola in presenza; bisogna solo stabilire il luogo dell’azione e procedere dopo la sosta. Bisogna sapersi fiduciosi e privi di risentimento. Lo spazio entro cui ci si muove è nei pressi di un casolare rosso; si sceglie di varcarne la soglia così come di entrare in relazione l’un l’altro. Non c’è alternativa percorribile, si conta piuttosto la vicinanza e si parla, senza mediazioni. In orazione appunto, intesa come unione tra oralità &#8211; che fonda la poesia &#8211; e relazione &#8211; che scalza la cavità della solitudine. Prima dell’incontro con la scrittura il passaggio è cruciale.</p>
<p style="text-align:justify;">Se con la sua precedente raccolta poetica, <i>Tà. Poesie dello spiraglio e della neve </i>(Moretti&amp;Vitali 2011), Ida Travi ci ha ammonito sull’esistenza di sopravviventi un futuribile post, ne <i>Il mio nome è Inna</i> ci consegna la visione gravida e miracolosa di una resistenza consapevole e sorprendente giacché «Siamo baciati dallo spirito del tempo | ci bacia sulla testa lo spirito del tempo | è così che ci piega… è così | che ci pettina, ci inchina.» Il risveglio del tempo è l’abbadono del contrappasso. Si stabilisce di riprendersi la storia, e di farlo insieme traversandosi reciprocamente. Ci si accosta ad una narrazione intima e veritiera attraverso quattro voci dell’esilio che ribattezzano se stesse al confine di una realtà apparentemente immutabile. Quattro esistenze che disfano la nascita per rinnovarne l’imprevisto. All’altezza di questa ultima silloge tuttavia la poeta segnala una possibilità concreta di riparo che risiede nella liberazione &#8211; già avvenuta &#8211; dall’inservibile, un’opportunità di stabilire la verticalità del cuore sul rifiuto. Inna è il cuore, colei che non baratta e che guarda, ma è anche la lingua materna e bambina della cura e della poesia che arriva da una lontananza per raccontarci di noi, di un <i>finalmente</i> che riconosce e sa ricevere. Potremmo tuttavia trovarci davvero dinanzi ad esistenze corporee definite, così come frontali a spiriti sottili e energici che non accettano l’evaporazione definitiva del sé &#8211; o di una parte del loro sé. Allo stesso modo non sappiamo se i quattro interpreti di questo misterioso e toccante teatro poetico siano differenziati o se siano invece stati partoriti dal pensiero amoroso di Inna, dal suo occhio-mente-mano, perché c’è stato un tempo in cui erano solo <i>pietra ardente</i> e, potremmo fantasticare, per una circostanza prodigiosa si sono separati come eccedenze di un&#8217;unica superficie desiderante che si frange. Nell’immaginifico laboratorio alchemico in cui è la parola poetica a fare da filtro ultimativo, la trasformazione degli elementi per Ida Travi risente di agenti esterni dotati di un’anima anch’essi. Sono fenomeni e fonemi insieme, l’ulteriore fiamma o la neve, che mutano ciò che gli è limitrofo, che spezzano il silenzio per prendere parola anch’essi. Questo cosmo di veglia carsica, popolato da piccole e tenaci <i>madeleine </i>di inusitata forza, segue la costellazione appassionata di bottoncini rossi, cieli di stelle altissime, galosce brune come castagne, cucchiai a forma di noce e alberi irti come spine che sanno incurvarsi alla foglia.</p>
<p style="text-align:justify;">«Sono nata e nessuno m’ha detto niente | c’era questo animale dappertutto | sulle fasce, sulla croce, in fondo alle calzine».</p>
<p style="text-align:justify;">Crescere insieme alle cose del mondo, sebbene si sia perduta la terra, diviene in questo modo un esercizio di profezia quotidiana che sa riferire, insieme ad un’inaudita <i>physis</i> innamorata, anche il sintomo di ogni azione passata e futura.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.academia.edu/2442692/Nel_cuore_della_parola._Postfazione_a_IDA_TRAVI_-_Il_mio_nome_e_Inna._Scene_dal_casolare_rosso" target="_blank">continua a leggere</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1430/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1430/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1430&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>benvenuta, contro versa!</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 12:59:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di recente è stata pubblicata una collettanea che si intitola «contro versa. Genealogie impreviste di nate negli anni ’70 (e &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/04/28/benvenuta-contro-versa/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1420&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://controversasred.wordpress.com/" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1421" alt="contro versa" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/04/g1-contro-versa-cover-1.jpg?w=529&#038;h=789" width="529" height="789" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Di recente è stata pubblicata una collettanea che si intitola «<a href="http://controversasred.wordpress.com/" target="_blank">contro versa. Genealogie impreviste di nate negli anni ’70 (e dintorni)</a>». Si tratta di un esperimento politico di scrittura che mi ha coinvolta in prima persona e di cui mi fa piacere parlarvi. Voluta fortemente dalla mia amica <a href="http://suddegenere.wordpress.com/" target="_blank">Doriana Righini</a> – direttrice della neonata collana <span style="color:#800000;"><strong>Genealogie</strong></span> per la casa editrice <a href="http://sabbiarossa.it" target="_blank">sabbia rossa</a> -  comprende le narrazioni di diverse donne, tutte nate negli anni Settanta (tranne una più giovane) che si confrontano con la propria genealogia. <span id="more-1420"></span>Mi piace nominarle una per una queste donne: Gisella Modica, che ha firmato la prefazione, Doriana Righini, Denise Celentano, Giovanna Vingelli, Lucia Cardone e Ivana Pintadu (con cui &#8211; insieme ad altre amiche &#8211; condivido il bel percorso di <a href="http://collettivafemminista.wordpress.com/" target="_blank">collettiva_femminista</a>), Loredana De Vitis, Angela Ammirati, Monia Andreani, Federica Timeto. Seppure con alcune non ci si conosca e si sia distanti per formazione ed esperienze, credo sia stata un’interessante avventura di condivisione e fiducia. Almeno così me la voglio figurare. Intanto quella fiducia che ci ha accomunate nei confronti di Doriana che in questi mesi ci ha tenute insieme con senso critico e umiltà, nel desiderio di una costellazione femminista &#8211; non facile &#8211; intorno alle genealogie. L’umiltà non è mai un ribasso, soprattutto quando la si pratica con apertura e ascolto; perché ha a che vedere con la curiosità e con la pazienza che lambiscono il territorio della mediazione. In questo lavoro collettivo, molte ne sono state fatte di mediazioni. E aggiungo io: <i>di necessità</i> giacché la discussione è sempre feconda fonte di guadagno e apre spesso alla gioia, come in questo caso, per aver deciso di prendere parola pubblica. Credo che in un tempo come questo, per niente semplice, si possano considerare e salutare gli inizi come fossero degli auguri. Soprattutto quando questi inizi sono segnati dall’urgenza autentica e non da un’emergenza posticcia. Ho potuto misurarmi con la mia genealogia, dicevo, in modo consapevole e mettendo a tema alcuni luoghi concettuali cari al femminismo &#8211; e cari a me; spero di averlo fatto con cura. Ho scelto di farlo tenendo conto di uno scarto anagrafico che mi allontana fisicamente da quegli anni in cui, mentre venivo al mondo, molte donne stavano già cambiando la mia sorte – come quella di tutte e tutti – consentendomi oggi di parlare di simbolico e di differenza sessuale (per esempio). Quella lontananza non può essere considerata una colpa, diventa invece responsabilità politica quando si confonde con la dimenticanza; o ancora peggio con la volontà di cancellazione. In questo senso, la gratitudine è il modo con cui mi sono avvicinata alla lettura della mia genealogia, a partire da me e dalla mia esperienza. L’ho fatto al plurale, in colloquio con le personagge di Fausta Cialente – perché le ho viste soggetti di enunciazione di grande forza che mi hanno messa di fronte a me stessa; al partire da sé, alla differenza, al desiderio, all’autorità e a molte altre faccende. In una sola parola: all’ordine simbolico materno con tutto ciò che comporta. Ognuna di noi ha risposto in modo differente secondo formazione ed esperienza politica e differenti sono anche le forme adottate per le singole narrazioni. Ognuna di noi però ha sentito l’urgenza di qualcosa che non smette di parlare, come fosse quello stesso balbettio che preannuncia la lingua materna che ci ha messe al mondo (e ci consente di rimetterci al mondo, molte altre volte). Posizionarsi con fiducia dunque, nella regione dell’attenzione verso l’altra, comporta ribadire e riprendere dialoghi mai interrotti. Certo da parte di chi ha desiderio di farlo e praticarlo, senza risentimenti fuori misura. Non si tratta di un omaggio né di una celebrazione, si tratta invece – come sempre accade nella relazione tra donne e in quella con i femminismi – di un corpo a corpo.</p>
<p style="text-align:justify;">Se volete leggere il libro potete ordinarlo nelle librerie oppure <strong><a href="http://www.diestlibri.com/catalogo.asp?sid=86224907720130209214001&amp;categoria=32" target="_blank">on line</a>. </strong>Sabbia rossa ED è una casa editrice indipendente e coraggiosa, sostenerla è già un gesto politico. Poi se mi fate anche sapere cosa pensate del libro, nel caso lo leggiate, ne sarò felice.</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco l’indice:</p>
<p style="text-align:justify;">Prefazione di Gisella Modica</p>
<p style="text-align:justify;">Prima parte: Pensarsi donne tra privato e pubblico</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Doriana Righini – La figura rimane</li>
<li>Denise Celentano &#8211; Madre in Calabria, Calabria madre. Gestazioni del possibile</li>
<li>Giovanna Vingelli &#8211; La passione del capire. La trasmissione generazionale in Università</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">Seconda parte: Un nuovo corso di relazioni politiche</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Lucia Cardone | Ivana Pintadu &#8211; Nell’isola e fuori. Cartografia genealogica di collettiva_femminista</li>
<li>Loredana De Vitis &#8211; Dall’essere me all’essere bellissima</li>
<li>Angela Ammirati &#8211; Genealogie Materne. I nodi del conflitto</li>
<li>Monia Andreani &#8211; Pensarsi figlie alla ricerca della madre</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">Terza parte: L’incontro tra scrittura, arte e femminismo</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Alessandra Pigliaru &#8211; Natalia, Camilla e Daniela. Dal nome alla genealogia nelle personagge di Fausta Cialente</li>
<li>Federica Timeto &#8211; Il sospetto dell’appartenenza. Il difficile incontro tra arte e femminismo in Italia</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://controversasred.wordpress.com/abstract/" target="_blank">potete leggere ogni singolo abstract </a>| <a href="http://controversasred.wordpress.com/le-autrici/" target="_blank">potete anche leggere il profilo delle singole autrici</a></p>
<p style="text-align:justify;">[Ringrazio le amiche che hanno letto il mio intervento e che mi hanno aiutata e sostenuta]</p>
<p style="text-align:justify;">________________</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://nicolettanuzzo.wordpress.com/2013/04/27/contro-versa/" target="_blank">Nicoletta Nuzzo ne scrive nel suo blog e io la ringrazio di cuore per la lettura</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ringrazio di cuore Luisa Muraro che generosamente segnala l&#8217;uscita della collettanea sul sito della <a href="http://www.libreriadelledonne.it/contro-versa-genealogie-impreviste-di-nate-negli-anni-70-e-dintorni/" target="_blank">Libreria delle Donne di Milano</a>. A lei la mia riconoscenza grande per questo regalo inaspettato e prezioso.</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">Sabato 18 maggio, a Torino – ore 16, all’interno del XXVI Salone del Libro, Torino Lingotto Fiere, nella sala relax dello stand della regione ospite, la Calabria, presentazione di <a href="http://controversasred.wordpress.com/" target="_blank"><strong>contro versa</strong></a> con Monia Andreani, Lucia Cardone, Ivana Pintadu e Giovanna Vingelli, quattro delle dieci autrici della collettanea.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1420/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1420/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1420&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>a Maria Lai</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 09:43:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un addio mi pare fuori luogo. Soprattutto se a scomparire da questa terra è una donna della statura di Maria &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/04/16/a-maria-lai/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1409&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.stazionedellarte.it/"><img class="alignnone size-full wp-image-1410" alt="Maria Lai" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/04/maria-8.jpg?w=529"   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Un addio mi pare fuori luogo. Soprattutto se a scomparire da questa terra è una donna della statura di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Lai" target="_blank">Maria Lai</a>. Gli addii servono a chi rinuncia ad ascoltare l&#8217;energia pulsante che le e i viventi lasciano dietro si sé. In ogni angolo, in ogni pietra, ad ogni loro passaggio. L&#8217;addio è il modo in cui si riesce a vedere la sola materialità di un corpo che, piagato dagli anni e dai dolori, lascia questo mondo in cui apparentemente siamo ancora tutt*. Quando ad andarsene dall&#8217;altra parte della strada è una donna come Maria Lai io rifiuto ancora di più di accomiatarmi con un addio. Ha intessuto per anni la trama di una Sardegna incandescente di poesia. Ha progettato un mondo, una geometria da soggettività desiderante che difficilmente ho incontrato in altre mani d&#8217;artista. Perché la sua grazia era il suo sapersi bambina. Una creatura esile e dotata di splendore non solo per il suo esistere con il peso di un cardellino ma proprio per quella sua forza indomita di piccola e tenace guerriera della parola e dell&#8217;arte. La sua grazia, dicevo, che ha sempre seguito il ritmo &#8211; una specie di dettato interiore di cui Maria Lai avvertiva il senso e il procedere. In armonia. Un concetto quello dell&#8217;armonia su cui sarebbe interessante tornare, perché racconta degli opposti, di un attrito che è quello della materia con una spiritualità che ne placa l&#8217;ingombro. In questo suo eterno apprendistato, molte artiste si sono riconosciute ma anche molte altre che come me hanno avuto sempre un debole per le parole. Non la voglio chiamare Maestra, seppure lo sia stata per molte e molti, ma Signora sì. Che mi ha raccontato il mondo, seppure in lontananza, come quegli esseri generosi che ti invitano a entrare in casa loro e si mettono in ascolto di te. Dunque, quale addio si può mai dare a Maria Lai? A una donna che ha vissuto lunghissimi anni di passione per la vita e che ha fatto della propria esistenza un&#8217;impresa di felicità? Sarebbe come dire che la soggettività desiderante, quando desidera per davvero e con tutte le proprie forze, può avere una scadenza, una costrizione decretata da un dio distratto del qui ed ora. La terra le sarà lieve di certo e in questo giorno dello strappo festeggiamola, invece di piangere. Perché donne come Maria Lai sono sempre state. Sta a noi raccoglierne l&#8217;augurio e costruirla pure noi, dico, quella minuta ma determinata impresa di felicità.</p>
<p style="text-align:justify;">[Alessandra Pigliaru]</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1409"></span></p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='529' height='328' src='http://www.youtube.com/embed/HOKsKRyyjqA?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='529' height='328' src='http://www.youtube.com/embed/leHoKFa2kJk?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">grazie a Cinzia che ha tradotto il testo in inglese e lo ha riportato nel suo <a href="http://ilgiocodellaregola.tumblr.com/post/48133126422/ermafrodito-il-dio-distratto-1965-il-libro" target="_blank">bellissimo giardino</a> <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">e grazie alle numerose condivisioni e letture di questo post. Blimunda, come sa chi frequenta questo spazio, non è abituata a certi numeri ma le quasi ottocento visite dirette per Maria Lai fanno moltissimo piacere <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1409/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1409&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Maria Lai</media:title>
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	</item>
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		<title>Elogio dell&#039;incompiuto</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 21:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gliocchidiblimunda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ribloggato da La dimora del tempo sospeso: avrei voluto, dove la nuca si apre convessa alla materia dura del giorno &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/02/26/1408/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1408&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="reblog-post"><p class="reblog-from"><img alt='' src='http://0.gravatar.com/avatar/6621fe5127bf1e2bb534155219a8bb87?s=25&amp;d=identicon&amp;r=G' class='avatar avatar-25' height='25' width='25' /> <a href="http://rebstein.wordpress.com/2013/02/26/elogio-dellincompiuto/">Ribloggato da La dimora del tempo sospeso:</a></p><div class="wpcom-enhanced-excerpt"><div class="wpcom-enhanced-excerpt-content"><p dir='auto'>
<a href="http://rebstein.wordpress.com/2013/02/26/elogio-dellincompiuto/" target="_self"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/02/gustav-klimt-lalbero-della-vita.jpg?w=529" alt="Clicca per visitare l'articolo originale" class="size-full" /></a>

<ol>
</ol><ol>
</ol><ol>
</ol><ol>
</ol><ol>
</ol><ol>
</ol><ol>
<strong>avrei voluto, dove la nuca<br />
si apre convessa alla materia<br />
dura del giorno – lì –, scrivere<br />
la delicatezza della pioggia<br />
e l’ostinazione di una rosa<br />
l’inverno</strong></ol>






<h2>
<p><a href="http://lacifradeigiorni.files.wordpress.com/2013/02/scritture-stesura-finale.pdf"><strong><ins datetime="2013-02-25T19:51:00+00:00">Natàlia Castaldi, <em>Scritture</em> (2007-2013)</ins></strong></a></p>
</h2>

</p></div></div></div> ]]></content:encoded>
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		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>del disamore e del dire &#8211; le (mie) fragole di novembre</title>
		<link>http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/01/14/del-disamore-e-del-dire-le-mie-fragole-di-novembre/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 18:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gliocchidiblimunda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Della scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Inediti]]></category>
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		<category><![CDATA[Agostino Cornali]]></category>
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		<category><![CDATA[Cantico delle Stagioni]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Disamore]]></category>
		<category><![CDATA[Il segreto delle fragole 2013]]></category>
		<category><![CDATA[Il vuoto nutrimento nell'era bulimica]]></category>
		<category><![CDATA[LietoColle]]></category>
		<category><![CDATA[Marinella Polidori]]></category>

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		<description><![CDATA[Il segreto delle fragole &#8211; Il vuoto nutrimento nell&#8217;era bulimica Cantico delle Stagioni 2013 &#8211; a cura di Marinella Polidori &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/01/14/del-disamore-e-del-dire-le-mie-fragole-di-novembre/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1403&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.lietocolle.info/catalog/product_info.php/products_id/945" target="_blank"><strong><em>Il segreto delle fragole &#8211; Il vuoto nutrimento nell&#8217;era bulimica</em></strong></a></p>
<p style="text-align:justify;">Cantico delle Stagioni 2013 &#8211; a cura di Marinella Polidori e Agostino Cornali LietoColle &#8211; Libriccini da collezione</p>
<div id="attachment_1404" class="wp-caption alignnone" style="width: 345px"><a href="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/01/elif.jpg"><img class="size-full wp-image-1404" alt="Elif Sanem Karakoç" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/01/elif.jpg?w=529"   /></a><p class="wp-caption-text">Elif Sanem Karakoç</p></div>
<p style="text-align:justify;">[Fragole di novembre]</p>
<p style="text-align:justify;">Del disamore e del dire</p>
<p style="text-align:justify;">Se il paiolo del desiderio resta bucato, quanto disamore ancora continuerà a contaminarne il segno? Quale l&#8217;emorragia che dovremo fare finta non ci riguardi? C’è un rumore sordo che grida vigorosamente al ribasso se udito dal fuori e – nella vertigine del sé – assume figurazioni mostruose; sono le mancanze, quelle fragorose voragini impermeabili al mondo, che ne sbranano il senso senza concedere la possibilità del controllo. <i>Della misura esatta</i>. Vengono riconsegnate da una perfezione che non sa generare se non territori puntellati di ossessione o vergogna. Sebbene la perfezione sia un gioco solitario, ciò non significa che non se ne possa distillare l&#8217;eloquenza del vuoto. Quell&#8217;intelligenza insonne che assume spesso il carattere di sguardo amoroso. <i>Tutto intorno si dovrebbe guardare</i>. Anche quando qualcosa sfugge per dimorare in un altrove. Ci vorrebbe allora il rammendo, quell’antico gesto con nome di donna che prevedeva per ogni filo fuoriuscito dall’ordito la speranza di essere riaccolto. <i>Tu sei (anche) me, io non ti lascio</i>. E non perché tutto andrebbe conservato bensì perché la trama venga osservata nella sua interezza. <span id="more-1403"></span>La parola poetica non accompagna la direzione di quel rammendo ma ne sa ricamare il fantasma. Passo passo, come fosse una piccola e caparbia rivolta del pane e delle rose, la parola incrinerà il paiolo e ne renderà la dissipazione in tutta la sua risorsa. Così il disamore contaminerà di necessità ma non sarà certo l’unico elemento a segnare la composizione del sé. L’avanzo, il resto che si sottrae non sarà più il rilievo doppio e nodoso di ciò che è rispetto a ciò che dovrebbe essere; piuttosto, accostando il confine, ci si avvertirà capaci di tenere insieme i fili andati fuori dal telaio della storia. <i>E se tu sei (anche) me presto mi racconterai qualcosa che ho dimenticato</i>. Ecco proprio lì, in quel vortice che spesso si apre chiaro alla vista, la poesia sarà un rischio che varrà la pena di correre. Lì, nella pretesa di vedere se la ferita del desiderio verrà o no sanata, la poesia sperpererà quanto basta &#8211; voce | lingua | mano | bocca &#8211; in vece nostra. Pretendiamone il guadagno e mai l&#8217;assoluta restituzione.</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">[<em>nel giorno del mio trentottesimo compleanno condivido questo piccolo scritto che prosegue una riflessione cominciata qualche tempo fa sul <a href="http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_2/8.htm" target="_blank">desiderio</a> e il <a href="http://www.malicuvata.it/produzioni/annuario011/440-ultimo-scarto-annuario011.html" target="_blank">disamore</a> spesso in relazione con <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/08/30/anorexis-di-alessandra-pigliaru/" target="_blank">anoressia e bulimia</a> e disseminata <a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2010/12/30/isabelle-o-della-impossibilita-di-morire/" target="_blank">qua e là</a>.</em><em>Ringrazio di cuore Marinella Polidori, cara amica e poeta raffinata, che con sguardo accurato e paziente risonanza ha cucito la bella agenda</em><strong> Il segreto delle fragole 2013</strong><em>, sono felice di farne parte</em>].</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1403/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1403/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1403&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Elif Sanem Karakoç</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Ce l&#039;avete fatta!</title>
		<link>http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/01/10/1399/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 07:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gliocchidiblimunda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ribloggato da La dimora del tempo sospeso: Sì, questa è casa vostra! Grazie di cuore a tutti. Grazie a Viola &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/01/10/1399/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1399&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="reblog-post"><p class="reblog-from"><img alt='' src='http://0.gravatar.com/avatar/6621fe5127bf1e2bb534155219a8bb87?s=25&amp;d=identicon&amp;r=G' class='avatar avatar-25' height='25' width='25' /> <a href="http://rebstein.wordpress.com/2013/01/09/ce-lavete-fatta/">Ribloggato da La dimora del tempo sospeso:</a></p><div class="wpcom-enhanced-excerpt"><div class="wpcom-enhanced-excerpt-content"><a href="http://rebstein.wordpress.com/2013/01/09/ce-lavete-fatta/" target="_self"><img src="http://rebstein.files.wordpress.com/2013/01/terezin.jpg?w=529" alt="Clicca per visitare l'articolo originale" class="size-full" /></a>

<h2>
<p><strong>Sì, questa è casa vostra!<br />
Grazie di cuore a tutti.</strong></p>
</h2>
<p><strong>Grazie a</strong></p>
<p><a href="http://viomarelli.wordpress.com/2013/01/09/rebstein-francesco-marotta/"><ins datetime="2013-01-09T17:45:37+00:00">Viola Amarelli</ins></a> <a href="http://robertocorsi.wordpress.com/2013/01/09/sospesa-la-dimora-del-tempo-sospeso/"><ins datetime="2013-01-09T17:45:37+00:00">Roberto Corsi</ins></a> <a href="http://neobar.wordpress.com/2013/01/08/il-nostro-supporto-alla-dimora-del-tempo-sospeso/"><ins datetime="2013-01-09T17:45:37+00:00">Abele Longo e Neobar</ins></a><br />
<a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2013/01/08/il-nostro-supporto-alla-dimora-del-tempo-sospeso/"><ins datetime="2013-01-09T17:45:37+00:00">Fernanda Ferraresso e Carte Sensibili</ins></a> <a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/01/08/rivoglio-la-dimora-la-rivoglio-adesso/"><ins datetime="2013-01-09T18:24:22+00:00">Alessandra Pigliaru</ins></a><br />
<a href="http://poetarumsilva.wordpress.com/2013/01/09/petizione-per-limmediata-riapertura-del-blog-letterario-la-dimora-del-tempo-sospeso-nie-wieder-zensur-in-der-kunst-mai-piu-censura-nellarte/"><ins datetime="2013-01-09T17:45:37+00:00">Natàlia Castaldi e Poetarum Silva</ins></a> <a href="http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/640-Rivoglio-la-Dimora-di-Francesco-Marotta.html#comments"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Giacomo Cerrai</ins></a><br />
<a href="http://wordsocialforum.com/2013/01/08/il-nostro-supporto-per-la-dimora-del-tempo-sospeso/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Words Social Forum</ins></a> <a href="http://lastanzadinightingale.blogspot.it/2013/01/supporto-rebstein.html"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Federica Galetto</ins></a> <a href="http://strepitio.wordpress.com/2013/01/08/435/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Greta Rosso</ins></a><br />
<a href="http://letteraturanecessaria.wordpress.com/2013/01/09/per-la-riapertura-del-blog-letterario-rebstein-la-dimora-del-tempo-sospeso/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Enzo Campi</ins></a> <a href="http://tizianatius.wordpress.com/2013/01/08/1806/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Tiziana Tius</ins></a> <a href="http://lallaerre.wordpress.com/author/lallaerre/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">LallaErre</ins></a> <a href="http://tramedipensieri.wordpress.com/2013/01/08/2674/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Trame di Pensieri</ins></a> <a href="http://ilcollomozzo.wordpress.com/2013/01/08/1580/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Maurizio Manzo</ins></a> <a href="http://asfaltorosa.wordpress.com/2013/01/08/1431/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Francesca Canobbio</ins></a> <a href="http://massimobotturi.wordpress.com/2013/01/08/436/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Massimo Botturi</ins></a> <a href="http://poetella.wordpress.com/2013/01/08/2495/#comments"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Poetella</ins></a><br />
<a href="http://maiunastagioneesatta2.wordpress.com/2013/01/08/488/"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Rosario Campanile</ins></a> <a href="http://lastanzadellepocherighe.blogspot.it/2013/01/in-merito-alla-chiusura-del-blog-di.html"><ins datetime="2013-01-09T20:15:20+00:00">Alessandro Assiri&hellip;</ins></a></p>
</div> <p class="read-more"><a href="http://rebstein.wordpress.com/2013/01/09/ce-lavete-fatta/" target="_self"><span>Continua a leggere...</span> 31 altre parole</a></p></div></div><div class="reblogger-note"><div class='reblogger-note-content'>
Abbiamo riavuto La Dimora! 
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		<title>Rivoglio La Dimora. La rivoglio adesso.</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 21:35:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da un paio di giorni  il blog gestito da Francesco Marotta è stato oscurato da wordpress. Non se ne capiscono &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/01/08/rivoglio-la-dimora-la-rivoglio-adesso/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1392&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/01/images.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1393" alt="images" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/01/images.jpg?w=529"   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Da un paio di giorni  <a href="http://rebstein.wordpress.com" target="_blank">il blog gestito da Francesco Marotta</a> è stato oscurato da wordpress. Non se ne capiscono le ragioni, e neppure quali siano le ipotetiche violazioni che un antipatico messaggio automatico lascia intuire. Mi domando dunque cosa ci sia ne <a href="http://rebstein.wordpress.com" target="_blank">La Dimora del tempo sospeso</a> di così scandaloso e inopportuno da aver addirittura suscitato un provvedimento simile. Con tutte le schifezze che galleggiano nel mare magnum della rete, non mi so capacitare di una censura ad un blog di poesia letteratura e filosofia. La Dimora di fm è un luogo di tale spessore culturale che in tutta sincerità dovrebbe essere tutelato e custodito. In questi anni di lavoro molti sono i contenuti ormai imprescindibili, tanto che molti dei post presenti nel blog sono a tutti gli effetti da considerarsi come fonti bibliografiche utilizzate in tesi di laurea e saggi critici. Ora mi domando e dico come sia possibile che una piattaforma seria come wordpress possa permettere una cosa del genere. O forse devo pensare che anche qui vige la regola della segnalazione anonima a vanvera e che bastano pochi click per poter spazzare via cinque anni di lavoro paziente mosso unicamente dalla passione? Se così fosse e se in tempi brevi il blog di fm non venisse ripristinato, gliocchidiblimunda emigreranno verso altri lidi. Se La Dimora viene soppressa per una regola idiota come quella della segnalazione anonima, vuol dire che non c&#8217;è posto neanche per me qui.<span id="more-1392"></span></p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p>Nel frattempo copio e incollo il testo della mail gentilmente fornito da Roberto R. Corsi nella bacheca fb dell&#8217;amica <a href="http://viomarelli.wordpress.com/" target="_blank">Viola Amarelli</a> &#8211; che ringrazio &#8211; unitamente al suo invito:</p>
<p style="text-align:justify;">A supporto dell&#8217;esigenza di riavere disponibile tutto l&#8217;encomiabile e prezioso lavoro di Francesco vi invito se interessati a inviare questo testo a <a href="http://en.support.wordpress.com/suspended-blogs/" target="_blank" rel="nofollow nofollow">http://en.support.wordpress.com/suspended-blogs/ </a>inserendo il vostro nome e la vostra mail, e nello spazio &#8220;url del sito&#8221; rebstein.wordpress.com (in alternativa, si può inviare lo stesso testo a support@wordpress.com &#8211; l&#8217;indirizzo compare nella discussione in un forum wp e spero che funzioni ancora).</p>
<p>Hello, I am writing this one as an occasional contributor and regular reader of the italian blog &#8220;La dimora del tempo sospeso&#8221;, hosted by you at url <a href="http://rebstein.wordpress.com" target="_blank">http://rebstein.wordpress.com/</a> . Such blog has recently been suspended for a claimed violation of terms; please note that this blog is solely devoted to Italian contemporary poetry and literature, and doesn&#8217;t mean to host or promote any materials in violation to your terms of service.<br />
After being in talks with the administrator Francesco Marotta I assume that he has already sent three feedbacks via your form without any response from you, and he&#8217;s now clueless. Therefore I kindly ask you to clarify asap with the admin the exact nature of such eventual breach, and make every possible and prompt effort to reactivate this blog which, with dozens of essays and ebooks donated by poets, constitutes a vital resource for anyone who&#8217;s interested in taking a snapshot of italian contemporary poetry.<br />
Sincerely yours, <em>e poi la vostra firma</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">La Dimora del tempo sospeso sta ricevendo in queste ore molti attestati di solidarietà e supporto che mi piace mettere in calce a questo post, come fossero altrettanti portafortuna, di questi tempi ne abbiamo bisogno: <a href="http://wordsocialforum.com/2013/01/08/il-nostro-supporto-per-la-dimora-del-tempo-sospeso/" target="_blank">Words Social Forum  </a>|  <a href="http://lastanzadinightingale.blogspot.it/2013/01/supporto-rebstein.html" target="_blank">La stanza di Nightingale </a>| <a href="http://tramedipensieri.wordpress.com/2013/01/08/2674/" target="_blank">Trame di pensieri  </a>|  <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2013/01/08/il-nostro-supporto-alla-dimora-del-tempo-sospeso/" target="_blank">Carte Sensibili  </a>|  <a href="http://strepitio.wordpress.com/2013/01/08/435/" target="_blank">Strepitio</a> |  <a href="http://neobar.wordpress.com/2013/01/08/il-nostro-supporto-alla-dimora-del-tempo-sospeso/" target="_blank">Neobar</a> |  <a href="http://poetella.wordpress.com/2013/01/08/2495/" target="_blank">Poetella</a> | <a href="http://asfaltorosa.wordpress.com/2013/01/08/1431/" target="_blank">Asfaltorosa </a>| <a href="http://ilcollomozzo.wordpress.com/2013/01/08/1580/" target="_blank">Il collo mozzo</a> | <a href="http://poetarumsilva.wordpress.com/2013/01/09/petizione-per-limmediata-riapertura-del-blog-letterario-la-dimora-del-tempo-sospeso-nie-wieder-zensur-in-der-kunst-mai-piu-censura-nellarte/" target="_blank">Poetarum Silva</a> | <a href="http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/640-Rivoglio-la-Dimora-di-Francesco-Marotta.html" target="_blank">Imperfetta Ellisse</a> | <a href="http://viomarelli.wordpress.com/2013/01/09/rebstein-francesco-marotta/" target="_blank">Viola Amarelli</a> e molti altri che via via indicherò.</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1392/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1392/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1392&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Poesia, parola pubblica contro la violenza</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jan 2013 09:03:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(recensione di alessandra pigliaru) Si intitola Cuore di preda. Poesie contro la violenza alle donne l’antologia poetica curata da Loredana &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2013/01/05/poesia-parola-pubblica-contro-la-violenza/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1389&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#666699;">(recensione di <em>alessandra pigliaru</em>)</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/01/cuore-di-preda-l-gnnxzj.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-1390" alt="Cuore di preda" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2013/01/cuore-di-preda-l-gnnxzj.jpeg?w=181&#038;h=250" width="181" height="250" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Si intitola<em> Cuore di preda</em>. <em>Poesie contro la violenza alle donne</em> l’antologia poetica curata da Loredana Magazzeni e appena pubblicata per le edizioni CFR. Il volume, che raccoglie testi poetici firmati da numerose ed eccellenti poete contemporanee, è corredato dalle opere visive di Fabiola Ledda. Si tratta di un progetto articolato, corale e partecipato che necessita una lettura paziente. Sarà opportuno cominciare con la genesi del libro giacché è proprio da essa che si può ripercorrere l’intenzione appassionata che muove un gesto estetico e politico di notevole interesse. Quando Loredana Magazzeni ha proposto alle donne con le quali è in relazione da tempo di misurarsi con il tema della violenza, la risposta è stata sorprendente. Così, dal proposito iniziale (che era quello di comporre un quaderno comprendente pochi testi e immagini) in breve tempo le adesioni all’invito di Loredana si sono moltiplicate assumendo la forma di un’ampia espressione di voci confluite poi nel volume. Che le poete prendano parola pubblica collettiva contro la violenza alle donne è un fatto che andrebbe osservato e sostenuto, sia per la bellezza delle parole che vanno intrecciandosi saldamente sia per le immagini potenti che Fabiola Ledda ha deciso di affidare. E ascoltando Loredana Magazzeni, per tutte le partecipanti era qualcosa che si attendeva, un libro in qualche modo voluto con forza e grazia fuori da un’occasione specifica e con il desiderio di insistere su un tema sul quale mai troppa è l’attenzione.<span id="more-1389"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.societadelleletterate.it/2012/12/poesia-pubblica-contro-la-violenza/" target="_blank"><strong><span style="color:#ff0000;">&#8230; </span></strong><span style="color:#ff0000;"><strong>continua a leggere la recensione su Letterate Magazine</strong></span></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1389/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1389&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il sangue privato. Vendetta e onore in Scipione Maffei Pietro Verri e Cesare Beccaria</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 13:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gliocchidiblimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente posso presentarvi ufficialmente la mia prima bambina di carta. Si tratta di una ricerca sulla storia delle idee di &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2012/10/18/il-sangue-privato-vendetta-e-onore-in-scipione-maffei-pietro-verri-e-cesare-beccaria/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1377&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2012/10/senza-titolo-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1380" title="Senza-titolo-1" alt="" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2012/10/senza-titolo-1.jpg?w=529"   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Finalmente posso presentarvi ufficialmente la mia prima bambina di carta. Si tratta di una ricerca sulla storia delle idee di vendetta e onore che porto avanti da qualche tempo. La monografia si intitola &#8220;Il sangue privato. Vendetta e onore in Scipione Maffei Pietro Verri e Cesare Beccaria&#8221;. Ringrazio la mia cara amica <a href="http://www.giusycalia.net" target="_blank">Giusy Calia</a> che mi ha generosamente fornito una sua bellissima immagine per la copertina. Grazie di cuore a <a href="http://www.lefweb.uniss.it/index.php?sez=2&amp;arg=1&amp;txt=1&amp;son=1&amp;id_doc=96" target="_blank">Sebastiano Ghisu</a> per la prefazione e a <a href="http://www.jus.unitn.it/user/homed.asp?cod=paolo.carta" target="_blank">Paolo Carta</a> per la postfazione. Un sentito ringraziamento va a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Fusaro" target="_blank">Diego Fusaro</a> per aver sostenuto il progetto fin dall&#8217;inizio e aver ospitato il volume nella collana filosofica da lui diretta: <a href="http://www.centotalleri.eu.org/index.html" target="_blank">I Cento Talleri</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p><em style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff0000;">dalla quarta di copertina</span></strong><span style="color:#ff0000;"></span><span style="color:#ff0000;"></span></em><span style="color:#ff0000;"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Le idee di vendetta e onore ricoprono un ruolo centrale nella scena del pensiero occidentale, condizionate come sono da una doppia e complicata narrazione: la storia delle passioni e quella delle leggi. È all&#8217;altezza del Settecento italiano tuttavia che il rilievo delle due idee corrisponde alla chiusura di un modello culturale segnato dal regime del sangue e dalla consuguente apertura alla modernità. Attraverso la decostruzione erudita di Scipione Maffei, scopriamo che il senso dell&#8217;onore cavalleresco non è avvinto all&#8217;onestà e che la vendetta è contraria alla ragione e alla legge. Sempre nel solco dell&#8217;eredità filosofica degli antichi, la ricomposizione morale rappresentata dalle riflessioni di Pietro Verri e di Cesare Beccaria si oppone alla contraddizione della tortura e della pena di morte &#8211; legittimate questa volta non dalla riparazione dei singoli ma da uno Stato desideroso di violenza pubblica. Le idee di vendetta e onore finiscono di assediare il tessuto morale dell&#8217;uomo moderno oppure si trasformano in un rinnovato processo, sul piano delle passioni e del diritto, che dovrà essere ulteriormente dipanato?</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff0000;">Dalle prime pagine</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#800000;"><strong><em>Brevi note preliminari</em></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">La vendetta e l’onore sono due idee estremamente affini; non per nascita ma per il loro continuo depositarsi nella storia del pensiero e delle rappresentazioni che contraddistingue entrambe come temi prospettive e passioni irrinunciabili per la morale umana. <span id="more-1377"></span>Fin qui si potrebbe obiettare che qualunque idea morale, se opportunamente appaiata, può essere ascritta ad una relativa e salda mappatura, tuttavia nella storia di vendetta e onore si può riconoscere un preciso e cogente tessuto narrativo di tipo pratico che non conosce eguali. Vendetta e onore non sono solo idee di estrema suggestione ma assurgono a metafore delle relazioni e assumono esse stesse connotazioni cruciali, simboliche e necessarie, che hanno accompagnato la storia del pensiero fin dai suoi albori. Nella genesi della storia delle passioni, strettamente legata alla storia delle virtù, la vendetta in particolare si è riscontrata una delle più vitali, polimorfe e dissimulanti che la storia del pensiero occidentale abbia concepito. Una passione che conchiude una serie di implicazioni notevoli e che da funesta e sconsiderata pratica di sopraffazione si trasforma, nel suo stesso dispiegarsi, in impulso indispensabile al processo passionale. E seppure la storia della vendetta ami confondersi di plurime nascite se ne possono tracciare brevemente i prodromi. Nell’<i>Etica Nicomachea </i>la parola vendetta si traduce con <i>timoría </i>[Thesaurus] (in latino <i>ultio </i>o <i>vindicta</i>). Il termine è composto da <i>timé </i>(onore) e <i>orao </i>(guardare) [Frisk]; dunque <i>timoría </i>sarà non solo un sostantivo designante la vendetta ma anche l’atteggiamento di chi guarda l’onore, di chi ha cura dell’onore, principalmente del proprio, e difende l’offesa mossagli. Allora la vendetta sarà quella di colui che subisce l’offesa come oltraggio al proprio onore ed è pronto a ripararlo provando piacere e cessando la collera. Vendicarsi non persegue il piacere fine a se stesso ma genera piacere al posto del dolore. Per trovare riparo all’offesa il vendicativo deve mettere al mondo qualcosa che necessariamente prenda il posto del risentimento. Sembra che lo stato collerico non possa essere dissipato da sé, ecco la ragione per cui Aristotele ne evidenzia il carattere di scacco. Quella difficoltà riconosciuta per coloro che portano seco i tratti della collera e dell’ira è puramente sociale. Allo stesso modo, in silenzio, si medita la vendetta e i suoi effetti si riverberano su chi la subisce. È dunque un atteggiamento che nasce da un eccesso di passione ma che contemporaneamente acquieta l’animosità; c’è una spinta alla vendetta e parallelamente al suo contrario. La vendetta, prodotta dalla collera nelle persone rancorose, fa digerire la collera stessa. Ci pare dunque che la vendetta abiti l’uomo nelle proprie viscere, che sia qualcosa di ‘vivo’ e che provochi una reazione all’interno del processo passionale. Seppure la <i>timoría </i>sia stata messa a tema da Aristotele per primo, il vendicarsi esisteva già nel retroterra culturale greco come pratica e mentalità dell’intero mondo omerico; un’eredità grave che fa della vendetta un radicamento profondo all’interno della esistenza dell’uomo greco. L’<i>Iliade </i>e l’<i>Odissea </i>ci accostano a delle sontuose rappresentazioni della vendetta come conseguenza dell’ira, della <i>menis</i>, tessendo orizzonti impunturati di collera, rivendicazioni, onore perduto e ritrovato e fulgide riconquiste connotate da salde e impareggiabili narrazioni; questo perché l’ampia valenza semantica che l’idea di vendetta porta al proprio interno risente di diverse familiarità e può essere detta e rappresentata in molti modi. Convocare la vendetta comporta l’avvicinamento ad un arcipelago intero e frastagliato di segni, sintomi e idee ad essa affini e implicanti. Anche quando non è un guardare all’onore, la vendetta risulta essere un’idea che ha il suo senso profondo nel rinvio ad altro, in un essere fuori di sé, costantemente alla ricerca di un riconoscimento e di una conseguente applicazione. Quasi come se nella sua gestazione vi fosse un carattere fortemente compromettente di relazione. Siamo infatti dinanzi ad una passione di tipo relazionale e sebbene la vendetta, come suggerisce Seneca, possa essere covata e trattenuta nel solo pensiero senza mostrare attivamente il suo volto efferato, risulta fin troppo chiaro come la sua realizzazione determini uno statuto che si fonda sull’essere (almeno) due. Il vendicarsi è pur sempre un movimento, un rivolgersi all’alterità per pretenderne il possesso o l’annientamento. È nell’affermazione di sé, in capo alla vendetta, che si manifesta uno speciale livore in connessione all’idea di onore. Così, come la <i>timoría </i>è un guardare l’onore, <i>ekdikein </i>significa fuori dalla giustizia. L’araldo della giustizia dunque, la nemesi platonica, diviene in Aristotele indignazione. In qualche modo la vendetta aristotelica viene prodotta non solo da un eccesso di passione ma, e soprattutto, da un tentativo di ripristinare l’onore, il più grande dei beni esterni rintracciabile, nel suo senso autentico, nell’onestà e nella magnanimità. Solo con Cicerone, che esprime la sensibilità romana dell’onore, ci accorgiamo come il senso della vendetta sia nascosto; cioè a dire che la passione, intesa come trascinante e dolente, non sia contemplata come fondante. La vendetta è sempre vicina alla contesa, in particolare alla guerra e alle sue crudeltà. In questo senso dunque, Cicerone tratta del senso dell’onore inteso come facente parte del territorio morale dell’onesto. A questo buon modo di vedere, si riscontrano due sensi di onore, uno di carattere esterno e l’altro di carattere interno; <i>honos </i>e <i>honestum </i>comportandosi reciprocamente avranno una particolare valenza. In primis, la relazione di <i>honos </i>e honestum sarà di vitale interesse per quanto concerne l’onore inteso come riconoscimento sociale; tuttavia chi è degno di onore è primariamente onesto e chi è onesto è necessariamente degno di onore. Da qui la tradizione romana porta un enorme contributo, attraverso Cicerone per primo, al modo di intendere il concetto di onore e a mostrare il mutamento del comprendere. Seneca, nel <i>De Ira</i>, raccoglie nelle sue pagine una delle più alte e meticolose descrizioni che sono state date nell’antichità del processo di iracondia, in correlazione alla vendetta. Dalla <i>timoría </i>si passa con Seneca all’<i>ultio</i>, a quella piaga che, come l’ulcera, non si cicatrizza mai. Chi si vendica in nome dell’ira, come di una esiziale passione, non pratica la vendetta come qualcosa di calcolato, tutt’altro. Chi segue l’<i>ultio </i>vive con ardore e si lascia possedere dalla sete di lavare l’offesa ricevuta. È qui che Seneca esprime un più duro monito rispetto a tutti i suoi predecessori: «Quanto è meglio guarire l’ingiuria che vendicarla! La vendetta assorbe molto tempo e si espone a molte ingiurie, mentre ne lamenta una sola. La nostra ira dura più della nostra ferita». [<i>De ira</i>, III, 27, 1]. La vendetta dunque non sarà solo corrispettivo di <i>ekdikein</i> ma acquisterà un rinnovato significato partendo esattamente dalla <i>timoría </i>aristotelica e passando per l’<i>ultio </i>senecana. Un concetto di vendetta estremamente legato alla passione che lo agita e lo rinvigorisce. E mentre per Aristotele la vendetta aveva una valenza di farmaco contro l’indigestione della collera, figurando gli esiti del processo morale e fisiologico insieme, per Seneca l’<i>ultio </i>è qualcosa che resta aperta, febbricitante perché inerisce allo <i>scelus</i>. La rappresentazione che Seneca porta di quello stato ulceroso, oltre ad affondare le radici nell’orizzonte dei tragediografi greci, racconta di come le passioni di onore e vendetta connotino uno stare al mondo che, mutando, compone la cifra dell’agire umano. Non appariranno strane dunque le numerose riscritture teatrali delle opere Senecane in capo al Seicento, soprattutto francese. Ma il corredo passionale e morale agli albori della modernità era già fin troppo contaminato, non solo in Francia ma anche &#8211; e soprattutto &#8211; in Italia. Se infatti vendetta e onore convergono e si separano all’altezza delle passioni da un verso e delle leggi per l’altro, non si potrà tacere del doloroso nodo storico-filosofico che ne ha provocato il cortocircuito. La vendetta come un guardare all’onore diventa la pratica funesta del duello che sparse sangue per due secoli interi. Esattamente attraverso questo nodo, nel suo svolgimento e soprattutto nella sua risoluzione, assistiamo alla metamorfosi di un’intera mentalità. Onore e vendetta diventano lo specchio entro cui i gentiluomini dapprima osservano se stessi e giudicano il circostante. L’onore degli antichi, quello legato a doppio filo alla virtù dell’onestà e della moderazione, diviene &#8211; lungo il Cinquecento e il Seicento &#8211; un recipiente vuoto entro cui far suonare i valori ipocriti della cavalleria e delle buone maniere. In tal senso, la vendetta e la pratica del duello divengono due categorie importanti di indagine storico-filosofica. Concentrandosi principalmente intorno alla prima modernità italiana, ci si addentra nella descrizione del retroterra culturale sul quale poggia l’opera di Scipione Maffei. Nella metamorfosi di onore e vendetta, il veronese rappresenta il culmine di un’erudizione che, trasformatasi in grimaldello, scardina il senso vuoto e vacuo di onore e vendetta per fare ritorno agli Antichi. Il Settecento italiano rappresenta in questo modo il vigore e la ripresa delle tesi classiche in capo all’onore e alla vendetta per rendercele in tutto il loro inaudito e rinnovato valore dialettico. Così, la dura critica maffeiana che viene mossa al concetto di onore è intrinsecamente legata alla vendetta intesa come pratica ferina e barbara assunta dai cavalieri in maniera del tutto anarchica e contraria alla legge. Se Maffei traccia un quadro storico-critico di ciò che dal Cinquecento era stato dato per assodato intorno al concetto di onore e vendetta, è pur vero che la sua voce si aggiunge ad un processo filosofico e morale già in atto in Italia. Un processo che riguarda tutti i campi del sapere e che in Maffei è rischiarato dalla luce dell’erudizione. Nel solco del vivace e originale dibattito attorno a vendetta e onore, la metamorfosi culturale e sociale conosce il suo pieno svolgimento lungo l’intero Settecento italiano. La decostruzione delle tesi fallaci ascrivibile alle pratiche barbare puntella infatti un ritorno agli Antichi come la consapevole possibilità di riconoscersi mutati e, al contempo, carichi di un’eredità primaria. Alla liberazione dal senso fasullo di onore e vendetta rispondono, in tutta la detonante potenza, gli illuministi lombardi Pietro Verri e Cesare Beccaria. Accade che le stesse idee di onore e vendetta, citate copiosamente da Verri e dallo stesso Beccaria, diventino altro, ovvero la spinta, sul piano delle passioni e del diritto, attraverso cui leggere l’intero tessuto sociale sapendosi convertire in nuove declinazioni. <i>Dei delitti e delle pene </i>del Beccaria e <i>Osservazioni sulla tortura </i>del Verri si pongono come cesura forte e decisa rispetto ai precedenti modi d’intendere lo stare al mondo. All’altezza di <i>timoría </i>e <i>timé </i>non si assiste dunque ad un assorbimento acritico della morale degli Antichi; ci si rende conto piuttosto della assoluta novità circa gli esiti dell’onore e della vendetta. Quest’ultima in particolare diviene, nei propositi dell’Illuminismo lombardo, lo specchio della società settecentesca, contraddittoria, cangiante e polimorfa. Così, la vendetta intesa come passione che guarda all’onore mostra prepotentemente la metamorfosi di uno Stato che si arroga il diritto di infliggere morte e tortura ai danni dei propri cittadini. E proprio nei pressi della tortura e della morte come pena, intese entrambe come desiderio legalizzato di vendicarsi, interviene una distinzione interessante tra <i>timoría </i>e <i>kólasis </i>che, al suo interno, porta <i>kolázo</i>, ovvero mutilo, recido ma anche modero e infliggo (una pena). Nettamente dunque <i>kólasis </i>interviene per specificare come la punizione non sia un semplice castigo ma una correzione della persona o della cosa che desideriamo punire. <i>Timoría </i>invece procura soddisfazione, inteso come piacere e senso di sazietà. Cioè a dire che né la vendetta né la punizione sono da considerarsi riconducibili solo a se stesse ma si collocano, anche qui in capo alla tortura e alla morte come pena, in un processo di tipo relazionale. Mentre la punizione si manifesta solo rispetto a colui che la subisce, la vendetta si placa nel momento in cui si decide di metterla in atto, nel momento in cui cioè si stabilisce di essere sazi. Così da impulso ed eccesso di passione la vendetta di Stato nel tardo Settecento italiano diventa dispositivo esatto e arido di una società che, esaurite le proprie giustificazioni, viene messa in discussione dalla ricomposizione morale e politica della ragione già illuminata, dettato che Maffei, Verri e Beccaria hanno saputo riconsegnarci in tutta l’efficacia filosofica di cui sono stati capaci.</p>
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		<title>Carofiglio vs Ostuni? Io sto con Cristina Campo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Sep 2012 20:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gliocchidiblimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vincenzo Ostuni dà dello scribacchino mestierante a Gianrico Carofiglio. Lo fa dalla sua pagina facebook in conclusione del premio Strega. &#8230;<p><a href="http://gliocchidiblimunda.wordpress.com/2012/09/25/carofiglio-vs-ostuni-io-sto-con-cristina-campo/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1367&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2012/09/campo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1368" title="Gli imperdonabili" src="http://gliocchidiblimunda.files.wordpress.com/2012/09/campo.jpg?w=529" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.faldone.it/vincenzo_ostuni.html" target="_blank">Vincenzo Ostuni</a> dà dello scribacchino mestierante a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianrico_Carofiglio" target="_blank">Gianrico Carofiglio</a>. Lo fa dalla sua pagina facebook in conclusione del premio Strega. Ostuni, poeta e scrittore, è attualmente editor per Ponte alle Grazie. Carofiglio invece scrive romanzi. Tutti e due classificati al premio Strega (con diversi ruoli naturalmente) hanno una cosa in comune: entrambi non lo vincono. E fin qui ci siamo. Carofiglio però non scrive solo libri e quando viene informato del parere di Ostuni si arrabbia talmente tanto che <a href="http://cultura.panorama.it/libri/gianrico-carofiglio-vincenzo-ostuni-polemiche" target="_blank">decide di denunciarlo</a>. Carofiglio oltre ad essere scrittore è anche magistrato. Sa meglio di chiunque altro che la legge può essere usata come oggetto contundente nei confronti di chi non ci piace. E sa altrettanto bene che quando si denuncia qualcuno dovrà essere quest’ultimo a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Un modo come un altro per tappare la bocca al proprio avversario insomma, con buona pace di mediazioni e diecimila altre cose che si sarebbero potute praticare per manifestare la propria disapprovazione. Da scrittore a scrittore, per esempio e per dirne una. Ostuni, allo stesso modo, sa bene di non aver mosso nessun giudizio critico degno di questo nome, sa anche che si è trattato di uno sfogo un po’ cafoncello (per utilizzare un eufemismo) e ben al di sotto delle proprie capacità critiche ma sa anche di trovarsi in ottima compagnia perché la consistenza critica ai tempi di facebook si tramuta spesso in due o tre stoccate che si risolvono in cosette similari ad insulti spesso di carattere personale, o private esternazioni infiocchettate che tradotte vogliono dire: si, mi stai antipatico, anzi proprio non ti sopporto. Oppure: no guarda, penso della tua scrittura le peggiori cose ma ora non ho voglia né tempo di dirtele. Qualcuno dirà che nella storia della letteratura ci sono ben più autorevoli esempi di “stroncature” ma siamo sicuri che, seppure confortati da precedenti illustri, non siamo comunque dinanzi a piani di valutazione che si confondono? Così capiterà di essere in presenza di giudizi che nulla hanno a che fare con la scrittura bensì con xy motivi che spingono a detestare persone e ruoli solo perché intralciano interessi privati e rispettivi tentativi di affermazione. E facciamo finta che siano invece giudizi critici. E capiterà anche di vedere giudizi legittimi dati alla scrittura che però sconfinano nell’attacco alla persona. Io ci penserei e poi magari farei dei distinguo.<span id="more-1367"></span> Certo poi ognuno utilizza gli strumenti che ha e dunque Ostuni non si limita a dare dello scribacchino mestierante ma scomoda Roland Barthes per dire che nel libro di Carofiglio non c’è traccia della “responsabilità dello stile”. Ovvero un altro modo di dire: non sai scrivere, bello, io invece si dunque vergognati e fai il bravo perché davanti a Barthes nessuno può dire nulla. L’altro non si scompone dal canto suo ma fa partire le carte bollate. Così mi viene in mente che se un quiproquo di tal spessore avesse avuto attori meno eruditi e più schietti si sarebbe potuto concludere in un “oh, ma lo sai che mi stai sulle palle? Scrittura o no” insieme a una pronta risposta: “Ah si? E tu chi sei? Adesso te la faccio vedere io”. Invece i due sono acculturati e quindi le loro scaramucce diventano subito motivo di discussione pubblica. <a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/09/25/una-stroncatura-citata-in-giudizio/" target="_blank">Che si fa &#8211; ci si chiede – con questo precedente pericoloso?</a> Sono convinta anch’io che Carofiglio abbia reagito all’offesa risentendosi troppo. Così come sono convinta che la denuncia non andrà avanti e che sia tutto un modo come un altro per avvertire chi non ci sta bene e stabilire i confini consentiti per un futuro. Tuttavia potremmo forse parlare anche dell’altra parte, della parte cioè che ha scatenato l’ira del magistrato (lo scrittore ce lo siamo giocato, credo, nel momento in cui ha deciso di rivolgersi alla legge invece che alla parola), premettendo che se avessi scritto io la stessa cosa sulla mia bacheca di facebook non credo che a Carofiglio gliene sarebbe importato granché, così immagino. E proseguendo dico che si rimane abbastanza basiti dalla grande solidarietà ad Ostuni perché Carofiglio in fondo non accetta una “stroncatura”; il motivo della perplessità è che dopo anni nei quali sto in rete (per non parlare di altri luoghi in real life) frequentando alcuni lit-blog ho potuto sperimentare che gli scrittori sono ben più suscettibili di quanto non vogliano mostrare in questo frangente, schierati come sono a difendere la libertà di critica. E per molto meno ce la si lega al dito e si giura vendetta da qui all’eternità (due esempi tra i più banali: a) non hai commentato come mi aspettavo la mia poesia, b) ti sei permesso di dirmi che la mia scrittura è poco convincente e cosette simili); per scribacchino e mestierante nei lit-blog seri si banna direttamente perché è un insulto personale. Non lo dico io, lo dice la netiquette minima. Dunque starei un tantino più attenta e mi interrogherei sull’eventualità di apprendere un giudizio simile nei confronti della mia scrittura e poi – ma solo poi &#8211; forse mi metterei ad urlare alla &#8220;incredibile reazione&#8221;. Ciò detto, forse questi due signori che un po’ sono editor un po’ magistrati e poi poeti e poi molto social, dovrebbero ritornare un po’ ai propri ruoli e utilizzarli con maggiore responsabilità; forse chi fa l’editor in una casa editrice coinvolta in un premio Strega (premio in cui nessuno credo lo abbia costretto a stare) non dovrebbe trasformarsi in una piccola jena tanto per dire che è arrabbiato perché Carofiglio gli fa schifo trascurando però che aveva un libro in gara pure lui della sua casa editrice (che non è arrivato primo). E uno che fa lo scrittore non dovrebbe farlo part-time e invece &#8211; quando gli conviene &#8211; trasformarsi in una specie di Torquemada utilizzando la chiusura della conversazione e del confronto per lesa maestà nei confronti di un collega. Perché se uno è uno scrittore risponde da scrittore sempre, ovvero con la parola e non con le carte bollate, così come un editor dovrebbe comportarsi come tale, cioè rispondere del proprio lavoro e riservare per sedi più adeguate il proprio giudizio nei confronti di un libro e di uno scrittore che hanno partecipato al suo stesso premio (seppure neanche Carofiglio sia arrivato primo). Entrambi forse si sarebbero dovuti concedere più rispetto reciproco, e noi lettori invece da parte loro forse ci saremmo meritati maggiore responsabilità (lo so che non è molto di moda tra i surrealisti picconatori e legulei contemporanei però tant’è, quando hai un ruolo devi anche saperlo gestire di conseguenza). Di una certa mancanza di responsabilità (e di serietà) sono provvisti in molti quando per esempio, in virtù di antipatie pregresse o simpatie d’occasione, rendono la letteratura un teatrino patetico di sciocche futilità tra coltellate gratuite e salamelecchi diabetici. Così non firmerò l’appello pro-Ostuni (ma non è mica un problema, sono tante e tanti ad averlo fatto mossi certamente da intenzioni migliori delle mie) e non per questo difenderò Carofiglio; li lascerò piuttosto impegnati nelle loro faccende, mi pare giusto. E mi farò sollevare da Cristina Campo, ne sono sempre più convinta, perché la  «<a href="http://www.sprezzatura.it/index.htm" target="_blank">sprezzatura</a> è un ritmo morale, è la musica di una grazia interiore; è il tempo, vorrei dire, nel quale si manifesta la compiuta libertà di un destino,  inflessibilmente misurata, tuttavia, su un&#8217;ascesi coperta».  Un concetto da maneggiare con cura che non sta dalla parte delle affettazioni pubbliche né dalla parte della noia mortale delle espulsioni risentite di improbabili bambini deprivati con deliri di onnipotenza. Ritornare alla sprezzatura significa posizionarsi senza ambiguità perché «prima d&#8217;ogni altra cosa sprezzatura è infatti una briosa, gentile impenetrabilità all&#8217;altrui violenza e bassezza, un&#8217;accettazione impassibile &#8211; che a occhi non avvertiti può apparire callosità &#8211; di situazioni  immodificabili che essa tranquillamente  «statuisce come non esistenti» (e in tal modo ineffabilmente modifica)». Significa insomma risparmiare le forze per riconoscersi nell’<em>impenetrabilità all’altrui violenza e bassezza</em>, sarà bene ripeterlo, per stare con chi non fa giochi di prestigio per poi arroccarsi strategicamente nei propri ruoli che mutano e diventano altro all’occorrenza. Significa essere consapevoli di quanto la deiezione linguistica porti danni incalcolabili (su un piano morale ed etico) quando, anche non rivolta a noi in prima persona, ce la dobbiamo ingurgitare quotidianamente; medesima deiezione per quelli che invece se la devono sorbire da bersagli e devono stare zittiebuoni giacché una esternazione seppur priva di contenuti è comunque una buona palestra per chiunque, o no? Il problema è che c’è un confine sottile, molto sottile, che è più affine al disprezzo che alla sprezzatura. C’è un <em>prezzo</em> in ognuna delle due idee ma se nella prima viene chiesto indietro come risarcimento fuori misura per un’offesa ricevuta, nella seconda quel prezzo si dissolve da sé perché si è già trovata riparazione nell’adesione alla sottrazione e all’altrui rispetto. È la critica, bellezza! Così va il mondo. Ma bellezza a chi? E soprattutto quale? «La bellezza, innanzi tutto, interiore prima che visibile, l&#8217;animo grande che ne è radice e l&#8217;umor lieto. Ciò significa, tra l&#8217;altro, capacità di volare incontro alla critica con  impeto sorridente, con la graziosa enfasi dell&#8217;incuranza di sé: un tratto che troviamo tanto nei precetti dell&#8217;educazione mistica quanto in quelli della scienza mondana.» La sprezzatura significa che l’animo grande non è mai proporzionale a dispositivi punitivi legalizzati e messi in atto contro qualcuno. Soprattutto quando si decide di rifiutare alternative interlocutorie. La bellezza sta da un’altra parte, come la grazia infatti percorre vie impervie e a volte misteriose che si accompagnano alla riservatezza del lavoro e alla salda e nitida consapevolezza di voler stare lontana, lontanissima, da chi ha il privilegio della parola e la maltratta ogni giorno. Cristina Campo l’aveva capito da tempo che ci sono due mondi e che provenire dall’altro è fonte di interrogativi spesso dolorosi ma mai e poi mai di cattiva coscienza.</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;">[Tutti i virgolettati sono tratti da Cristina Campo, <em>Con lievi mani</em> da <em>Gli imperdonabili</em>]</p>
<p style="text-align:justify;">*</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://liberos.it/notizie/ostuni-e-carofiglio-entrambi-un-brutto-spettacolo/191" target="_blank">Ringrazio di cuore <strong>Liberos, la comunità dei lettori sardi</strong> per la condivisione dell&#8217;articolo</a>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gliocchidiblimunda.wordpress.com/1367/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gliocchidiblimunda.wordpress.com&#038;blog=10849831&#038;post=1367&#038;subd=gliocchidiblimunda&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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