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La notizia è questa: una band musicale punk-rock russa composta da ragazze molto giovani è in carcere per via di un atto dimostrativo compiuto all’interno di una chiesa ortodossa contro il governo di Putin. Le accuse sono odio religioso e teppismo giacché le donne sono salite fino all’altare della cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca e hanno cantato una sorta di anti-preghiera che invocava la liberazione da Putin. Le musiciste si trovano in carcere da aprile e hanno rischiato fino a sette anni di carcere per le accuse sopradette. Oggi la condanna a due anni. Ma vediamo nel dettaglio cosa è accaduto. Maria, Nadezhda e Yekaterina, questi i nomi delle arrestate, si sono esibite a Mosca lo scorso febbraio ma del gruppo delle Pussy Riot fanno parte un’altra trentina di donne che con passamontagna colorati fanno – variamente – blitz contro il governo. Si chiamano atti dimostrativi, per la precisione. Credo che immaginassero a cosa potevano andare incontro con un gesto simile, e penso che abbiano raggiunto il loro obiettivo che era quello di gridare al mondo intero il rifiuto verso Putin e verso un potere come quello della Chiesa Ortodossa russa pervasivo e rigidissimo. Direttamente dal pulpito: si fa così quando si vuole cambiare di segno una specifica e connotata ribalta. E rivolgendosi non a Dio né ai Patriarchi; la loro interlocutrice – seppure in una preghiera pagana e inconsapevole – è stata la Vergine Maria, un’altra donna. È a lei infatti che si sono rivolte a gran voce per domandare la liberazione da Putin. Al di là dell’affastellamento di simboli che questa faccenda porta al proprio interno a me pare interessante e assai efficace che delle femministe, musiciste e molto giovani arrivino fino al pulpito che simboleggia il potere temporale e religioso del Patriarcato e si rivolgano ad un’altra donna. Sta lì il vero scandalo, secondo me, il gesto che irrompe in una scena notoriamente maschilista e che manda in tilt qualunque immagine ipotizzabile. Anzi a dire la verità trovo che abbiano scelto una formula di religiosità incarnata per nulla scontata e che ha più di un rilievo. Credo poi che desiderare a gran voce di essere liberate da quell’orrido Putin non abbia niente di illegale. Andare nel tempio dell’ortodossia ha significato per loro – probabilmente – trovare il punto di visibilità più alto che potevano immaginare. Tuttavia penso che nessun* si potesse figurare che queste tre ragazze sarebbero finite in carcere con il pericolo di rimanerci per sette anni. A questo punto si pongono delle altre questioni: il problema della libertà di espressione e – insieme – quello annoso dell’offesa religiosa e la plausibilità della dozzina tra fedeli chierichetti e sagrestani che si sono sentiti mortificati dal gesto delle tre donne. Nel migliore dei mondi possibili ognun* potrebbe esercitare la propria libertà senza rischiare di invadere quella altrui perché il bisogno di una vita piena e dotata di senso non dovremmo pretenderlo, sarebbe già lì a portata di mano pronto per essere praticato e sperimentato. Ma non viviamo nel migliore dei mondi possibili, piuttosto in un orizzonte di tensioni e conflitti e in cui la protesta e la rivendicazione per il diritto alla giustizia e alla libertà vengono volentieri represse con speciale tenacia inquisitoria. La contestazione e la resistenza ai poteri costituiti spesso generano scompiglio, quando poi quei poteri sostengono un regime vi è un notevole corrispettivo di violenza e liceità alla coercizione. Certo si potrebbe obiettare che quelle persone che erano lì ad ascoltare la messa avrebbero fatto a meno dell’irruzione delle Pussy Riot ma quel che lascia attonit* è la recrudescenza che non si placa; è questa volontà di ripristinare l’onore per l’offesa ricevuta; è come se – anche dopo che si sono scusate da un punto di vista etico – in Russia le si voglia punire per qualcos’altro. Precisamente per cosa? Sarà vero che si tratta solo di teppismo e odio religioso?
Riprendiamo le fila: le Pussy Riot invocano la liberazione da Putin all’interno di una chiesa ortodossa. Vanno cioè a dire che disconoscono il Patriarcato e si rivolgono ad un’altra donna, rappresentando e mimando il principio della relazione che si oppone alla fede quando diventa cieca e ottusa. Lo fanno senza il bisogno di scoprire il volto giacché quei passamontagna mostrano lo sberleffo del punk che scardina e si oppone a qualsiasi forma di rigidità fascista e verticistica. I passamontagna sono delle calze coloratissime che dunque deridono allo stesso modo la violenza idiota di chi mascherato e armato va a fare rappresaglie. Esprimono il proprio dissenso e lo fanno in modo gioioso e forte. E ci mettono tutte se stesse. Cioè decidono che dalla bocca del pulpito quel giorno i fedeli accorsi per la messa sentiranno parole diverse, sessuate, le loro che si sanno autorizzare da sé. Un atto di preghiera politica incarnata da parte di tre giovani donne, femministe e libere che dicono NO. Ma tra i Patriarchi e il governo russo non c’è posto per la manifestazione delle differenze, ci fosse non starebbero dove stanno. Eppure sono convinta che le Pussy Riot abbiano ottenuto ciò che desideravano: che il mondo non dimentichi di come l’espressione politica all’interno di un regime fascista si metta a tacere. Con tutti i mezzi possibili, primi fra tutti l’odio e il disordine che ovviamente vengono attribuiti alle persone che devono essere schiacciate attraverso un ribaltamento della realtà rasentante l’assurdo. Che queste persone siano donne non fa altro che aumentarne la colpa e il pericolo. Come la storia ci insegna. Non viviamo nel migliore dei mondi possibili – pensiamoci, mentre ci auguriamo che le Pussy Riot vengano scagionate al più presto.
(alessandra pigliaru)

Letto
Analisi lucida, non necessita di ulteriori commenti, solo di essere condivisa e rilanciata. Grazie cara Alessandra, un saluto, Pina Nuzzo
grazie a te cara Pina, è un piacere leggerti qui, un abbraccio e a presto rileggerci.
ciao caro Anthony, grazie e ci sentiamo presto
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Complimenti per il post!
Anche noi di Vongole & Merluzzi abbiamo provato a dare un taglio diverso alla faccenda Pussy Riot…
http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2012/08/17/pussy-riot-fa-fico/
Un saluto
Lordbad
grazie a voi, vongole e merluzzi sono sempre assai graditi, soprattutto se saltati in padella
detto ciò, ho letto il post e comprendo fino a un certo punto l’accostamento dell’Ilva con la faccenda delle Pussy Riot, così come il paragonare la pesantezza e l’attenzione dovuta all’uccisione dei minatori africani. E’ una linea di lettura diffusa che tuttavia non rende la giusta sistemazione né ad una né all’altra vicenda provocando confusione. In genere quando si accostano questioni così diverse è per una ragione precisa: quella di sminuirne una in particolare. Il confronto proprio non regge giacché si capisce da subito come una delle due vicende sia ben più grave e urgente dell’altra. Io trovo invece che entrambe, così come ogni cosa, meritino la dovuta attenzione e che non è detto si debbano leggere l’una accanto all’altra ma – tutte – guardate e valutate per le qualità specifiche. Nel caso sopracitato, il fatto che queste tre giovani donne siano in carcere per una performance punk con l’accusa di teppismo e odio religioso è inaccettabile e conseguenza di un regime repressivo e da inquisizione (fuori di matefora).
Sono più che d’accordo. Di solito però (sempre) non scriviamo con l’intenzione di dire qualcosa in modo subdolo o mascherato, anzi teniamo a uno stile di scrittura trasparente e immediato.
In questo caso l’intento non era quello di sminuire una determinata questione. Sotto accusa non erano né le Pussy Riot (che già vi si trovano) né i loro sostenitori (sarebbe stato più facile per me parlare della loro musica a questo punto e accusarle di farsi pubblicità entrando così già nel merito della questione). Sotto accusa invece è una diffusa tendenza (in particolare sui social network) a schierarsi con un clic del mouse a favore di **** (leggi: pagnotta, pizza napoletana, problema della fame nel mondo, pussy riot, ilva, etc) ed ad abbandonare il problema, lasciando che la nostra coscienza sia così ridotta e confezionata in formato “mi piace” su facebook o nel giro di un tweet.
Grazie a te per la lettura
sempre lucide e fuori dall’orgia autocelebrativa del Potere, Ale, le tue riflessioni…grazie, api.
ciao cara! grazie per la lettura, un abbraccio
In Italia per un gesto simile sono previsti non 2 ma 3 anni di reclusione, per non parlare degli Stati Uniti… La vicenda non andrebbe strumentalizzata per dire ‘qui siamo liberi’ ed altrove ‘non c’è libertà’, purtroppo sulla Russia e la Cina esistono diverse inesattezze, a mio parere da alcuni media nostrani volute, vuoi perchè in sede onu hanno impedito l’espandersi di conflitti bellici, vuoi perchè non cedono sovranità economica .
A mio avviso la libertà quando non ha rispetto è una imposizione ed in questo caso, in quel luogo, lo è stata. Molto diverso sarebbe stato l’atteggiamento dell’opinione pubblica se ciò fosse accaduto altrove.
non so se sulla Russia e la Cina esistano molte inesattezze e infatti non ho dato un’interpretazione socio-politica, ho cercato di leggere la notizia e ciò che della notizia è stato reso visibile e l’ho fatto spostandomi sul terreno del simbolico. Poi mi riguarda ugualmente poco l’immaginare lo stesso gesto da un’altra parte; di fatto è accaduto in Russia e in quelle condizioni; le Pussy Riot potranno piacere o non piacere (io per prima non le avevo mai sentite nominare giacché non ascolto punk) ma è inaccettabile che siano state arrestate. E io le voglio libere.
Analisi impeccabile– (con tanto di doppio senso, uso l’aggettivo)
grazie Nerina cara, un abbraccio
Grazie Alessandra per la tua analisi-commento. Senza dissenso non c’è libertà!
Un saluto,
Rosaria
grazie a te Rosaria, un abbraccio
Lordbad: certo che si, ho inteso bene che lo scopo era la trasparenza ma segnalavo il rischio che si corre. Poi su una certa coscienza preconfezionata stile socialnetwork è altrettanto vero: può diventare una mera deriva spettacolare integrata ( che manco Debord, povero, poteva prevedere tale -.- ), però utilizzata nel modo giusto è un mezzo di relazione e contatto potente e senza mediazioni in cui ripongo moltissima fiducia… è sempre la solita storia: bisogna munirsi di ogni strumento disponibile e sapersi concentrare sull’utilizzo migliore. Credo che chi si ferma ad un tipo di tifoseria come quella che descrivi (e che è presente spessissimo) legga allo stesso modo giornali libri e ciscostante in generale; cioè anche lì non è il mezzo ma la ragionevolezza nell’utilizzo.
Un saluto e grazie, a presto rileggerci
Concordo al 100%
Irla caro grazie, un bacio
Brava Blimunda! ti lascio un post che sembra piuttosto ironico, ma che mi ha ricordato “Arlecchino che scherzando diceva la verità”.
http://www.ilpartitodellamore.blogspot.it/2012/08/putin-attenzione-cosa-chiedi-perche.html#comment-form
Secondo noi le ragazze hanno davvero centrato un punto nevralgico; hanno toccato il potere maschile simbolicamente più intoccabile (la chiesa), ma (genialmente!) non per negare la divinità, anzi, per andare a un suo “cuore femminile”. I padroni della chiesa sono stati SCAVALCATI, c’è in ciò uno sfregio inaccettabile; la preghiera femminista ha infranto un vero e proprio tabù i cui significati hanno una grande portata, ben oltre quello che emerge nelle apparenze.