Mai avrei immaginato di incontrare una persona-libro. E invece è accaduto. Non durante un evento organizzato ma spontaneamente, per la strada (e in ben due occasioni). Ieri l’altro però è stato diverso, perché gli ho parlato e la persona-libro mi ha addirittura accontentata. Tutto ebbe inizio un paio di mesi fa quando decisi di cambiare fruttivendolo. Mi rendo conto che il prologo dovrebbe essere più altisonante ma trovo che vi sia un elemento di magia nella quotidianità che non deve essere taciuto. Dicevo appunto che proprio quel giorno avevo deciso di cambiare fruttivendolo. Arrivata al negozietto mi misi in fila aspettando il mio turno. Di cosa ha bisogno? Ecco palesarsi un signore piccoletto di mezza età con un sorrisetto di chi è accompagnato da buone stelle. Comincia a chiedere melanzane zucchine e mele e, mentre la commessa gli prepara quanto richiesto, lui comincia – a bassa voce – a farfugliare qualcosa. Curiosa come sono ho cercato di capire cosa stesse dicendo (naturalmente, la mia parte diffidente verso il mondo intero ha creduto che stesse protestando per chissà cosa). Ma poi è stato lui stesso a scandire bene i versi… Ma quello era Dante o avevo allucinazioni uditive? Il negozietto si animò improvvisamente e le persone si girarono a guardare la bestia rara per poi voltarsi molto velocemente a occuparsi delle primizie. Beh mi pareva del tutto comprensibile anche perché quello lì non si fermava mica, stava intonando un intero canto. Cioè, una esce di casa perché è convinta di dover comprare un cavolfiore e invece assiste a qualcosa di unico: il secondo canto del Paradiso dantesco recitato in frutta&verdura. Singolare. Talmente tanto che non facevo che ridere e tornando a casa mi sono detta: ma guarda la gente cosa si va a inventare. C’era qualcosa che però non mi tornava, come tutte le cose che non hanno margini esatti. Non c’era la scatolina mentale preconfezionata per un incontro del genere. Decisi dunque di tenermi quella esperienza per me però cominciai a pensare e a ragionarci su. Le cose erano due: o quel signore era totalmente matto oppure aveva capito come si sopravvive. Chissà quanto sarebbe stato felice Ray Bradbury, mi sono detta. Il suo desiderio si era avverato in effetti (e davanti ai miei occhi): sottrarre i libri dai roghi. E, nel caso della Divina Commedia, anche dalle indigestioni scolastiche. Però l’eccezionalità di quel signore stava secondo me nel suo andarsene per le strade portandosi la sua speciale biblioteca, ogni giorno, e rompendo la routine - quella fatta di silenzi e preoccupazioni – con una strana gioia. Poteva decidere per Moccia, ad esempio o per Baricco. E invece no: lui aveva scelto Dante e secondo me non a caso. Aveva capito che per le rivoluzioni si parte ben attrezzati. E poi si deve da subito capire la differenza tra l’essenziale e la fuffa. E mica uno può diventare una persona-libro con robetta qualunque.
Sta di fatto che quel signore stravagante l’ho rincontrato ieri l’altro; questa volta facevamo la fila per il bancomat.
La piaga che Maria richiuse e unse,
quella ch’è tanto bella da’ suoi piedi
è colei che l’aperse e che la punse
Da quanto tempo?
Da dodici anni mi fa compagnia. Questo è il canto trentadue.
Anche l’altra volta dal fruttivendolo ricordo che aveva scelto il Paradiso, giusto? E se le domandassi di ricordarmi quel meraviglioso quinto canto dell’Inferno?
Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”.
Queste parole da lor ci fuor porte.
Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso, e tanto il tenni basso,
fin che ’l poeta mi disse: “Che pense?”.
Quando rispuosi, cominciai: “Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!”.
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: “Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?”.
Grazie persona-libro, chiunque tu sia. Mi hai ricordato che la memoria si coltiva ogni giorno e che, quando viene condivisa, diventa un intenso dono di sé. Ti auguro che la Commedia dantesca ti tenga compagnia ancora per molti, moltissimi anni.

bellissimo lui, quanto vorrei che una volta accadesse pure a me una cosa così.
si chiama speranza.
e bellissima tu che hai reso reale questa cosa.
bella
..”.che la memoria si coltiva ogni giorno e che, quando viene condivisa, diventa un intenso dono di sé”…
Non importa quante persone si voltino velocemente e riprendano a occuparsi delle primizie. Questa è quotidianità. Basta che una sola si soffermi a riflettere su quell’omino che ha saputo rompere gli schemi, che si tratti del vecchio saggio o del puer aeternus, quel che conta è che la memoria e la bellezza siano salvaguardate, così come l’immaginazione. Il nostro mondo interiore è prezioso, è ciò che il mondo materiale con tutte le sue illusioni, nefandezze e contraddizioni non può scalfire, se riusciamo ad assicurargli un posto privilegiato nel quotidiano. Richiede coraggio ma ne va della qualità della nostra vita. Grazie, Alessandra. E’ bello sapere che possiamo contare sull’imprevisto con esiti positivi.
Magnifico racconto-realtà. Anch’io sono convinta che la vita regala magie.
A volte siamo troppo distratti per coglierle, gustarle, assimilarle.
Tu hai saputo “ascoltare” l’angelo che ti è passato accanto e coglierne il dantesco frutto.
Che meraviglia.
Innanzittutto, mi fa piacere che anche in una città come Sassari che, apparentemente, offre poche possibilità di incontri ‘insoliti’ esistano persone-libro. Ma son anche d’accordo con Eletta Senso quando dice che le magie più riuscite non sono solo quelle del mago, ma anche quelle di chi ha la capacità di cogliere l’incantesimo.
Io vorrei, però, lasciare un pensiero per i versi che tu hai chiesto alla persona-libro di recitare per te. Perché, proprio oggi, tornando a casa sotto la calura di Barcellona, pensavo a Dante e alla sua immensa capacità di descrivere la miseria e il sublime che c’è nell’Uomo. E pensavo soprattutto alle parole con cui esprime i tormenti e le delizie dell’Amore. Ho ricevuto una lettera, tempo fa, che recitava maldestramente così : ”L’Amore non lo ho” e poi ”quel di più c’era ma ora non lo ho più’. Quel verbo ‘avere’ mi è sembrata un’aberrazione semantica, un’ usurpazione impietosa nei confronti di altri verbi, che da sempre i poeti accompagnano all’Amore (e anche al Disamore).
”Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende…., Amor, ch’a nullo amato amar perdona…”. Grazie a te che ci hai fatto conoscere la persona-libro, grazie alla persona-libro che fa (ri)vivere Dante lontano dai banchi di scuola e infine – ma non da ultimo – grazie a Dante per averci donato parole che ci confortano sulla dignità – anche lessicale – dell’Amore.
Anche Osip Mandel’stam recitava Dante nel gulag. E’ morto lo stesso, ma probabilmente è morto da uomo libero.