André Kertész

Mai avrei immaginato di incontrare una persona-libro. E invece è accaduto. Non durante un evento organizzato  ma spontaneamente, per la strada (e in ben due occasioni). Ieri l’altro però è stato diverso, perché gli ho parlato e la persona-libro mi ha addirittura accontentata. Tutto ebbe inizio un paio di mesi fa quando decisi di cambiare fruttivendolo. Mi rendo conto che il prologo dovrebbe essere più altisonante ma trovo che vi sia un elemento di magia nella quotidianità che non deve essere taciuto. Dicevo appunto che proprio quel giorno avevo deciso di cambiare fruttivendolo. Arrivata al negozietto mi misi in fila aspettando il mio turno. Di cosa ha bisogno? Ecco palesarsi un signore piccoletto di mezza età con un sorrisetto di chi è accompagnato da buone stelle. Comincia a chiedere melanzane zucchine e mele e, mentre la commessa gli prepara quanto richiesto, lui comincia – a bassa voce – a farfugliare qualcosa. Curiosa come sono ho cercato di capire cosa stesse dicendo (naturalmente, la mia parte diffidente verso il mondo intero ha creduto che stesse protestando per chissà cosa). Ma poi è stato lui stesso a scandire bene i versi… Ma quello era Dante o avevo allucinazioni uditive? Il negozietto si animò improvvisamente e le persone si girarono a guardare la bestia rara per poi voltarsi molto velocemente a occuparsi delle primizie. Beh mi pareva del tutto comprensibile anche perché quello lì non si fermava mica, stava intonando un intero canto. Cioè, una esce di casa perché è convinta di dover comprare un cavolfiore e invece assiste a qualcosa di unico: il secondo canto del Paradiso dantesco recitato in frutta&verdura. Singolare. Talmente tanto che non facevo che ridere e tornando a casa mi sono detta: ma guarda la gente cosa si va a inventare. C’era qualcosa che però non mi tornava, come tutte le cose che non hanno margini esatti. Non c’era la scatolina mentale preconfezionata per un incontro del genere. Decisi dunque di tenermi quella esperienza per me però cominciai a pensare e a ragionarci su. Le cose erano due: o quel signore era totalmente matto oppure aveva capito come si sopravvive. Chissà quanto sarebbe stato felice Ray Bradbury, mi sono detta. Il suo desiderio si era avverato in effetti (e davanti ai miei occhi): sottrarre i libri dai roghi. E, nel caso della Divina Commedia, anche dalle indigestioni scolastiche. Però l’eccezionalità di quel signore stava secondo me nel suo andarsene per le strade portandosi la sua speciale biblioteca, ogni giorno, e rompendo la routine  - quella fatta di silenzi e preoccupazioni – con una strana gioia. Poteva decidere per Moccia, ad esempio o per Baricco. E invece no: lui aveva scelto Dante e secondo me non a caso. Aveva capito che per le rivoluzioni si parte ben attrezzati. E poi si deve da subito capire la differenza tra l’essenziale e la fuffa. E mica uno può diventare una persona-libro con robetta qualunque.

Sta di fatto che quel signore stravagante l’ho rincontrato ieri l’altro; questa volta facevamo la fila per il bancomat.

La piaga che Maria richiuse e unse,
quella ch’è tanto bella da’ suoi piedi
è colei che l’aperse e che la punse

Da quanto tempo?

Da dodici anni mi fa compagnia. Questo è il canto trentadue.

Anche l’altra volta dal fruttivendolo ricordo che aveva scelto il Paradiso, giusto? E se le domandassi di ricordarmi quel meraviglioso quinto canto dell’Inferno?

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”.
Queste parole da lor ci fuor porte.

Quand’io intesi quell’anime offense,
china’ il viso, e tanto il tenni basso,
fin che ’l poeta mi disse: “Che pense?”.

Quando rispuosi, cominciai: “Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!”.

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: “Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?”.

Grazie persona-libro, chiunque tu sia. Mi hai ricordato che la memoria si coltiva ogni giorno e che, quando viene condivisa, diventa un intenso dono di sé. Ti auguro che la Commedia dantesca ti tenga compagnia ancora per molti, moltissimi anni.