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Alessandra Pigliaru, Concita De Gregorio, femminicidi, Fulvia Bandoli, Jenny Holzer, Marina Terragni, Sarah Scazzi
La famiglia è – spesso e volentieri – un coacervo di mondezza. Non si differenzia, in famiglia. E tutto resta lì, maleodorante, insulso, vischioso e tremendamente incandescente fino a quando non si decide che con quella melma si devono fare i conti. Quei conti necessari, appunto, per evitare di essere sempre in perdita. O comprendi o muori: una cosa simile, ecco.
Oggi apprendo dell’ennesima uccisione, per mano di un familiare stretto, di una giovane donna. Il suo nome è Sarah e aveva quindici anni. Anche lei ora può essere iscritta al penoso elenco di femminicidi che da tempo imperversa nel nostro amorevole ed evoluto belpaese. L’ha strangolata lo zio, dopo che lei per l’ennesima volta si era rifiutata di cedere alle sue attenzioni morbose. Ma lui no, mica poteva accettarlo. L’ha uccisa per poi poterle mettere le mani addosso. Difficile leggere qualcosa di più orribile. La prima cosa è dunque lo sconcerto e il dichiarare la mancanza di parole sufficienti a disegnare il proprio stato d’animo. Anche perché una può tentare di dare corpo a pensieri e azioni criminali ed erotomani ma, francamente, non posso farne io l’anamnesi. L’istinto è quello dunque della maledizione e della sete di vendetta nei confronti dell’assassino. Tanto Sarah non c’è più e dunque è giusto punire chi l’ha uccisa. Di pene esemplari si sa parlare benissimo, anzi ci si spertica per vomitare tutto l’odio nei confronti di chi ha potuto fare i propri comodi per diverso tempo senza che a nessuno venisse il minimo dubbio. A cose fatte, sempre sulla pelle delle donne, i maschi violenti e le famiglie patogene si schierano dalla stessa parte: quella dell’occhio per occhio, a tutti i costi. E Sarah? Lei non abitava più su questa terra da diverso tempo. Sarah era una giovane donna in preda al panico; non sapeva come liberarsi delle attenzioni maniacali del proprio zio e ne ha confessato il turbamento alla cugina, figlia dell’uomo che di lì a poco l’avrebbe uccisa. Ed era sola. Certo perché si prova sempre vergogna e un senso di inadeguatezza dinanzi a qualcuno che invece di proteggerti approfitta di te. Non è un estraneo ma qualcuno che un giorno ti mostra il lato oscuro della sua sessualità e ti costringe a fartene carico. Così viene anche il dubbio che dietro a quelle strane e indistinguibili proposte ci sia dell’altro. Qualcosa di indistinguibile perché appunto si mischia, si impasta con tante altre cose, rendendo tutto vischioso e indivisibile. Di tutte quelle “cose” – prima fra tutte forse – c’è la forza desiderante e profonda che qualcun altro riesca a darti davvero attenzioni, ma quelle sane finalmente, quelle della protezione affettiva e della rassicurazione entro un cerchio della fiducia che dovrebbe essere la famiglia. Si ha la speranza che qualcuno si accorga. Ha ragione Fulvia Bandoli quando in un suo bel saggio dice che dovrebbero essere finalmente gli uomini a discutere della propria sessualità, riguardo la violenza sulle donne per esempio. Credo sia importante e credo che ancora non ci sia stata un’analisi seria da parte del mondo maschile. Oggi leggo anche l’articolo di Marina Terragni e lo condivido isoprattutto nel punto in cui invita gli uomini, nel dibattito relativo ai commenti, a cominciare percorsi di autocoscienza; la penso esattamente come lei e non solo: credo sia l’unica strada. E’ pur vero che madri, sorelle e figlie sono state private barbaramente della cara Sarah. Ma queste stesse persone che conoscevano, subodoravano la verità o il pericolo da tempo, insieme ai padri, ai fratelli e ai mariti…dico queste persone dove si trovavano? Mettiamo il caso che non si siano accorte/i della situazione precedentemente alla morte (un’ipotesi ridicola, ovviamente), nonostante le preoccupazioni esternate da Sarah, ma dopo che è scomparsa nessuna/o si è premurata/o di dire che forse la giovane donna poteva essere in pericolo? Che c’erano delle forti perplessità rispetto alla sua sorte? Neppure questo. E’ vero dunque: sono gli uomini che dovrebbero cominciare a parlare della propria sessualità interrotta perché sono loro che uccidono le donne. L’abuso però non è una violenza episodica, non è un evento, ma è una “storia” che si protrae nel tempo, spesso in anni di silenzi assordanti e familiari conniventi che non vogliono sapere. Spesso dopo che si è lasciata la precedente vittima perché annoiati, si decide di passare ad un’ulteriore donna della propria famiglia da umiliare. Ecco la ragione forse: nel momento in cui si ha il coraggio di confessare ciò che si è subito, molte famiglie decidono di non appoggiare l’abusata ma di seppellire tutto sotto al tappeto per il quieto vivere. Ancora mondezza dunque e l’invito amorevole di procedere nell’ipocrisia. Abusata infinte volte. Dunque servirebbe un segnale forte che chiamasse le cose col giusto nome: femminicidio costante per mano di uomini prevalentemente prossimi per legami di sangue e parentela. Dispiace che gli uomini abbiano questo triste primato? Eh, dispiacerà ma ce l’hanno e allora se ne devono fare carico. Femminicidio che va interrotto fermamente – perché il patriarcato non è morto – soprattutto attraverso la forza di soggette e soggetti risolte e risolti che siano in grado di indagare (non in senso poliziesco) ciò che accade. Eppure manca un passaggio. Mi rendo conto che sia scomodo a dirsi e che la naturale tenerezza e solidarietà nei confronti della famiglia di Sarah sia fortissima ma… care tutte e cari tutti: la famiglia va ripensata in chiave di viatico della cultura patriarcale, come tassello primo. Va ripensata come trappola pericolosa e mortale di una cultura indotta che dovrebbe essere spazzata via cominciando dalla cellula prima che ha preso sembianze pervertite; così come si fa per le malattie degenerative: inutile dare soluzioni per le metastasi avanzate se non si può attaccare il nucleo primitivo da cui tutto parte. La famiglia pensata così assume dunque un ruolo e un valore fondamentale: il primo luogo che ti insegna la menzogna potrebbe diventare finalmente un elemento principale di protezione reale e autentica presa di coscienza? Forse è tutto sbagliato all’origine, forse non ce la si può fare ma secondo me, cominciando da noi, cominciando a discuterne e a togliere il velo di maya che aleggia intorno a questo strano ricettacolo di violenze fisiche e psicologiche si potrebbe cominciare a parlare apertamente. Liberamente. Per Sarah, come per centinaia di altre donne, non c’è stata pietà, ha giaciuto nel cunicolo di un pozzo, seviziata oscenamente dopo essere stata uccisa e denudata. Chiudo con le parole di Concita De Gregorio che faccio mie:
“Le famiglie possono essere luoghi orribili. Solo questo vorrei dire del delitto di Sarah, sul quale veramente non ci sono parole che bastino. Una storia di famiglia. Una famiglia italiana. Tutti sposati in chiesa, nessuna coppia di fatto, nessun legame omosessuale, nessun figlio in provetta, nessuno ‘straniero’ acquisito. Tutto secondo natura”.
*
[Alessandra Pigliaru]

Condivido parola per parola la riflessione di Alessandra. E davvero non ci sono parole per questo ennesimo e ferocissimo femminicidio, che non è un episodio isolato, purtroppo, e la sua straordinarietà riguarda soprattutto l’esposizione mediatica.
Cara lucia grazie per la condivisione. Sono stanchissima come potrai immaginare perché hai seguito tutta la vicenda anche su fb e così potrai immaginare lo scoramento a volte di essere fraintese. Ma va bene noi abbiamo scelto la strada più lunga e procediamo
Ti abbraccio mia cara
…e per fortuna! Un abbraccio e non smettere di lottare
Bellissimo scritto, me lo sono stampato per leggerlo e rileggerlo. Una vicenda sconvolgente che, come hai scritto Alessandra, evidenzia la menzogna e la violenza insita in quello che viene idealizzato come posto sicuro, luogo di affetti e di protezione: la famiglia tradizionale.
Per giorni i media hanno ipotizzato di una ragazza che voleva apparire più grande di quello che era, che poteva aver pianificato fughe attraverso il web… quasi colpevolizandola (lo stereotipo consueto della donna che “se le va a cercare”).
La verità era molto più “semplice”: i “mostri” sono più nel reale che nel virtuale, e sono vicino a noi.
Irene cara intanto benvenuta, sono felice che tu abbia seguito i sassolini
La famiglia tradizionale, quella meravigliosa menzogna che si tiene in piedi per scollamenti e ipocrisie e che mette tutto sotto il tappeto. Ovvio che anche in questa vicenda non troveremo tutt* d’accordo. E certo: i mostri sono vicini a noi…pensiamo al “prima”.
Un abbraccio e grazie
Scusami la sincerità, capisco tutto, ma il pezzo mi sembra un po’ troppo legato all’emozione forte, sconvolgente, per ciò che è stato fatto a questa povera ragazza. Non occorre qui ricordare la simpatia e l’ammirazione che nutro nei confronti di ciò che fai. La realtà è, anche, come dici tu ma non è solo questo. Da molti anni seguo, attivamente, due associazioni che si occupano di disagio giovanile e di bambini in affido. Come puoi immaginare, di situazioni per certi aspetti simili a questa, ne ho incontrate e ne incontro ancora molte. La famiglia è, sempre, la storia di tante famiglie. Se si è seminato bene nel tempo, di solito, i raccolti sono buoni. Ho incontrato famiglie splendide, la mia per prima. E abbiamo vissuto situazioni davvero difficili, sai, ma ci siamo sempre aiutati e rispettati. Ho incontrato anche famiglie piene di cose orrende però. Abusi, violenze, problemi di alcool e tossicodipendenze, abbandono dei figli. In cui le violenze peggiori non erano soltanto frutto dell’arroganza di orrendi padri/figli padroni ma, spesso, so che sembra strano, di donne altrettanto orrende e capaci di distruggere la vita di mariti e figli in modi impensabili. Adesso leggo che lo zio di Sarah (vediamo se è vero) potrebbe aver subito anch’esso abusi da parte del padre. La cosa non mi stupisce affatto. Cosa si può fare? Intanto bisogna aiutare chi vive in condizioni di degrado attraverso il volontariato (perché c’è poco da fare ma lo Stato in questo momento in parte non vuole ed in parte non ce la fa). Poi bisogna promuovere, in ogni contesto, una cultura del rispetto nei confronti di ogni essere vivente. Come ricordava la Yourcenar, finché esisteranno i carri bestiame che portano gli animali a morire in modi orribili esisteranno anche i carri piombati che portano esseri umani nei campi di concentramento. Non dico che dobbiamo diventare tutti vegetariani, ma che dobbiamo comportarci bene nei confronti di tutti, uomini, animali, piante. Bisogna sradicare da noi la violenza, in ogni sua forma. Molto sarebbe da aggiungere ma il tempo è tiranno. Grazie ed un saluto a tutte/i.
Caro Ivan, rispondo con solerzia perché il punto che individui è spinoso e non vorrei essere fraintesa.
Intanto questo è il mio diario personale. Ci tengo a dirlo, perché a differenza di molti altisonanti blog letterari, per dire, io ho deciso di partire da me senza presunzione di fare lectio magistralis su alcunché. L’emozione dici: sono stata orrendamente male per questa vicenda così come per molte altre, Ivan. Ma non metaforicamente, realmente e fuor di metafora appunto. Ho rischiato di collassarmi quando ho letto alcuni particolari della notizia. Questo per inciso – che non interesserà a nessuno ma lo dico ugualmente.
Riporto un passo che è il seguente:
“pur vero che madri, sorelle e figlie sono state private barbaramente della cara Sarah. Ma queste stesse persone che conoscevano, subodoravano la verità o il pericolo da tempo, insieme ai padri, ai fratelli e ai mariti…dico queste persone dove si trovavano? Mettiamo il caso che non si siano accorte/i della situazione precedentemente alla morte (un’ipotesi ridicola, ovviamente), nonostante le preoccupazioni esternate da Sarah, ma dopo che è scomparsa nessuna/o si è premurata/o di dire che forse la giovane donna poteva essere in pericolo? Che c’erano delle forti perplessità rispetto alla sua sorte? Neppure questo.”
Dico forse che in queste famiglie ci sono solo uomini e che non esistono donne? No. Dico invece che l’abuso è una “storia” che ha molti attori e attrici.
)
Questa lucidità tuttavia non mi fa disconoscere e negare la realtà dei dati: cioè che oggi moltissime donne muoiono per mano di uomini violenti che spesso sono legati da parentele e sangue. Dico una cosa tanto sconveniente? Non penso. Invito invece gli uomini risolti – dunque anche te – a parlare tra loro, a partire da loro e a farsi carico di ciò che sta accadendo per mano del loro genere di appartenenza. A spiegarci cioè cosa sia tutto questo odio nei confronti delle donne.
Secondariamente – e non per importanza – ti dico che conosco anch’io molte delle storie di cui parli e ti dico che il degrado in molti casi c’entra pochissimo. Le mondezze spesso più puzzolenti sono nei salotti bene che non fanno trapelare neppure un minimo olezzo e che fanno finta di essere la famiglia del mulino bianco tutta la vita mentre c’è chi muore lentamente accanto, ogni giorno e ogni ora.
Non posso credere che si ricorra all’espediente della malattia mentale ogni volta, così come non mi sento di aggiungere molto sul fatto che “lo zio” è stato forse a sua volta abusato sai. Credo che ci sia invece un problema di sessualità ben più radicato e che si debba cominciare a dire la verità tipo cominciando così: io da uomo vorrei cominciare a partire da me, raccontando cosa e come è il mio relazionarmi alle donne, io da uomo, partendo da me, vorrei chiedere agli altri uomini cosa sta succedendo e come fermare questo femminicidio.
Nessuna accusa, nessun processo, solo ascolto autentico.
La questione è complessa hai ragione e il tempo è tiranno (pure lui
Grazie per essere intervenuto e per la tua testimonianza preziosa.
Condivido ogni tua parola, Alessandra.
Purtroppo c’è ancora tanto silenzio dentro le famiglie e il silenzio uccide. Sempre.
Cara Morena, il silenzio uccide eccome se uccide. I dati sugli abusi e sulla violenza sono falsati (molto più bassi di quanto dovrebbero) proprio perché c’è una rete fittissima di connivenze … meglio salvare la facciata putrida e farsene una ragione, come si suol dire.
Ma che schifo e quanta ipocrisia e mistificazione anche in queste ore.
Un abbraccio e grazie
Grazie per le tue parole così sagge, vere. Mi sono spiegato male, ma quando parlo di “degrado” io intendo con questo termine uno stato di collasso spaventoso delle relazioni affettive tra i vari componenti di un nucleo familiare, povero o ricco non importa. Noi abbiamo scoperto e denunciato situazioni di promiscuità o vero e proprio abuso sessuale all’interno di famiglie disastrate economicamente ma anche tra quelle composte da professori, segretarie, imprenditori. Molte volte per vergogna o perché la vittima non riesce a darsi pace per essersi fidata di padri, fidanzati, mariti fintamente amorosi, che poi si rivelano dei mostri (o per mille altri motivi), la cosa più difficile resta il riuscire a parlare ad altri di ciò che sta accadendo. Bisogna creare luoghi, situazioni, dove trovare persone capaci di ascoltare e soprattutto capaci di togliere le prede, finché son vive, dagli artigli insanguinati di questi orrendi rapaci. Come uomo, cosa posso dire? Dico solo che mi hanno sempre insegnato a rispettare le donne e mi hanno insegnato ad impiegare la mia forza fisica per aiutare chi è più debole, non per altro. La nostra società, a partire dalle famiglie, non insegna agli uomini queste cose ma, anzi, tutto il contrario. Basta vedere quali modelli, maschili e anche femminili, propone. Non possiamo far altro che cercare di dare buoni esempi, nella vita di ogni giorno, ai nostri bambini. Fare attenzione, in ogni istante della vita, a ciò che diciamo e come ci comportiamo. Io con gli altri uomini ho sempre parlato di queste cose ma, lo ammetto, si trovano ancora più muri che porte aperte. Ma non desisto, si può far ancora molto. Un caro saluto, Ivan.
Ho fatto una cosa che spero non ti faccia arrabbiare. Ho inserito questo tuo contributo nel mio blog.
E’ sul ripensamento sulla famiglia e la cultura (nel passaggio che fai) che mi fa tanto riflettere. Antropoligicamente parlando la famiglia in cui si consumano mostruosità sono eredità lontanissime, appunto dovrebbero esser lontanissime nel tempo e dunque questo carattere bestiale dovrebbe esser soppresso, tuttavia l’ombra mostruosa che Jung ha insegnato a riconoscere è più oscura che mai, e dunque se resta solo l’amarezza di un dolore inestirpabile (la morte di Sarah) resta anche una macchia indelebile per tutti noi, cioè l’impegno perché altre morti o vittime non siano sacrificate ai lombi di altri mostri uomini e donne. La cronaca statunitense è ben più atroce della nostra, leggevo appunto in inglese pagine web che rinviavano a collegamenti di minori scomparsi e della loro atroce fine, e il ricordo va a KYRON, EDWIN, LINDSAY, TABITHA e altri. Sul sito dell’FBI viene la pelle d’oca.
Grazie di avermi letto e ospitato.
Ho riletto ora quello che avevo incollato come commento:ho incollato il commento scorretto ed incompleto. Lo riposto…corretto
E’ sul ripensamento sulla famiglia e la cultura (nel passaggio che fai) che ho riflettuto e mi sono interrogato.
Antropoligicamente parlando le mostruosità commesse in famiglia sono eredità claniche lontanissime; appunto dovrebbero esser lontanissime nel tempo e dunque questo carattere bestiale dovrebbe esser soppresso, tuttavia l’ombra mostruosa che Jung ha insegnato a riconoscere è più oscura che mai, e dunque se resta solo l’amarezza di un dolore inestirpabile (la morte di Sarah) resta anche una macchia indelebile per tutti noi nel sangue versato da Sarah, cioè l’impegno perché altre morti o vittime non siano sacrificate ai lombi di altri mostri uomini e donne. La cronaca statunitense è ben più atroce della nostra, leggevo appunto in inglese pagine web che rinviavano a collegamenti di minori scomparsi e della loro atroce fine, e il ricordo va a KYRON, EDWIN, LINDSAY, TABITHA e altri. Sul sito dell’FBI viene la pelle d’oca.
Grazie di avermi letto e ospitato.
[Scusami]
Alla luce degli ultimi sviluppi sull’omicidio di Sarah, vorrei dire quello che penso per poi fare un appello. Posto sia vero che Sabrina Misseri sia coinvolta nell’uccisione della cugina e dunque in concorso col padre, voglio dire che la faccenda (apparentemente più fosca) si delinea secondo me in modo netto e preciso. Sempre di omertà si tratta ma quell’abuso di cui si parla, e che ho segnato nel post sopraindicato, ora prende la sua figurazione completa. Non è pensabile che Michele Misseri si sia improvvisamente sentito attratto dalla nipote senza aver dato alcun segnale precedente. In genere gli abusi perpetrati nei confronti delle donne della propria famiglia seguono esattamente queste vie: spesso infatti, come ho già scritto, l’abusante abbandona una vittima perché annoiato e si muove verso un’altra. Io credo che, se verrà confermato il coinvolgimento di Sabrina, lei dovrebbe finalmente dire la verità, ma dirla tutta per intero. Se non lei almeno la sorella maggiore Valentina, ora felicemente sposata a Roma. Dovrebbero dire queste due giovani donne cosa significa essere abusate per anni dal proprio padre (perché la mia ipotesi è proprio questa); dovrebbero confessare ciò che hanno subito perché il loro gesto sarebbe di un’importanza indicibile per molte persone che subiscono abusi. Si comincerebbe a parlare così di un aspetto dell’abuso che è fondamentale: la protezione del proprio aguzzino da parte della vittima e il tentativo di quest’ultima di eliminare qualsiasi intruso nel rapporto malato e indissolubile che si va creando negli anni. Il perché dell’attaccamento non funziona in tutte le vittime allo stesso modo, non tutte cioè diventano personalità istrioniche come Sabrina, spesso infatti si comportano in modo rassegnato sempre con la testa bassa (come la sorella maggiore Valentina). Mi meraviglioano le analisi di questi giorni che additano Sabrina come una specie di squilibrata in preda alla gelosia o in difesa del padre. In altre parole non credo che si superi una soglia così forte solo per difendere il proprio padre che sta per essere denunciato da una quindicenne che ha subito molestie sessuali. Non è abbastanza come movente per decidere di uccidere una ragazzina insieme, padre e figlia. E soprattutto non è sufficiente ciò per scegliere un delitto così composto: Il padre che guardava in faccia la povera Sarah mentre Sabrina, che la teneva bloccata, guardava lui durante l’assassinio. Non è possibile si trattasse solo di copertura delle molestie subite da Sarah. Si trattava invece, posto che sia tutto vero, di non perdere il primato delle attenzioni del proprio padre, si trattava di continuare a credere al padre amorevole che negli anni ha “forgiato” le proprie figlie nella violenza e nell’abuso. Questo è quanto è successo quel giorno. E questo io mi aspetto che racconti Sabrina, andando oltre tutto il suo senso di vergogna e dicendo finalmente a se stessa e al mondo che – potesse esistere una sorta di riparazione in tutto questo male – lei è una vittima di un uomo violento e in quanto tale è diventata sua complice. Dovrebbe dire Sabrina ma dovrebbe dire anche Valentina. Perché i padri che abusano delle proprie figlie non sono motivo di vergogna per le abusate ma per chi continua a proteggerli. In tutto questo il nodo sta nella incapacità che si avrà anche questa volta di dare un giusto nome alle cose. Perché è vero che Sabrina a differenza di molte altre abusate e violentate decide di oltrepassare un limite che nessuna prima d’ora aveva oltrepassato. Così è più facile dire di lei che è una pazza assassina e che forse ha deciso di uccidere la propria cugina, che fin lì aveva protetto e coccolato, per via della paura della denuncia. Sabrina ha difeso invece solo se stessa e protetto quello che fin lì non l’aveva mai “abbandonata”, e nel suo delirio di controllo e onnipotenza ha messo in atto ciò che il padre le ha insegnato nell’umiliazione abusante: che se non c’è nessun intruso che dice che la violenza va punita (così come ha fatto Sarah pochi giorni prima di morire) allora si può continuare a essere dipendenti dell’amore molesto: quello che ti soffoca l’anima e i desideri e che ti fa giacere al fondo di te stessa, per tutta la vita. Così come in un pozzo. Sabrina e Valentina dovrebbero dire le cose come stanno e salverebbero finalmente se stesse oltre che molte altre donne che ogni giorno muoiono per mano di maschi violenti.
Alessandra, la tua ipotesi D-o lo volesse restasse solo ipotesi, tuttavia quello scenario che i dubbi e le grandi stranezze su questa storiaccia ci indicano sono pesanti. Da uomo e da “donna onoraria” quale sono ho profondo disagio. La violenza non ha generi. La speranza dicono sia un sentimento passivo. Non vorrei ascoltare altre storiacce brutte. Già storiacce di violenza ne ho conosciute per il mio lavoro, e sono contento quando vedo gli occhi di quegli ex alunni più sereni. Ma tutto poi va via, forse oltre, con quel silenzio di singhiozzo e quel sangue nascosto fra le mani e negli occhi del carnefice. Stasera si è saputo del cosidetto turismo morboso nei pressi dei luoghi di Sarah. Mi chiedo perché i giornalisti definiscono morboso portare un fiore a quel pozzo? Sì la barca di Sarah è altrove e adesso lei solca l’eternità. E noi qui restiamo muti, sordi ma non ciechi. Sì forse questa storiaccia possa prevenire altre vittime.
Antonio caro spero anch’io sia solo un’ipotesi ma se si dovesse confermare il coinvolgimento di Sabrina penso si possa interpretare in questo modo una dinamica del tutto “particolare” … la violenza non ha genere, hai ragione, ma il dato che balza agli occhi è quello che sono gli uomini a uccidere le donne e qui dovrebbe intervenire perlomeno l’onestà di commentare il primato per intero senza negare la realtà.
Ti abbraccio forte, carissimo, e a presto risentirci e rileggerci.
Non combattere i mostri a meno che tu non sia un mostro, e se scruti nell’abisso l’abisso scruta dentro di te.
Tutte le reti familiari sono luoghi perversi, in cui ci si sente legati da vincoli omertosi.La paura di fare brutta figura, il non prendere mai sul serio certi atteggiamenti finchè non esplodono, nella tana del lupo. E anche questo avviene perchè si tratta di un modello patriarcale,vincolante, in cui convivono paure, soggezione, sensi di colpa, dipendenze psicologiche e economiche. Parlare di sè della famiglia dei problemi che si celano in essa, è ritenuto sconveniente.
E ancora oggi le donne che seguono il modello antiquato-cattolico-bigotto proteggono la figura maschile, la assecondano, la nascondono. Cos’è: il timore di restare tutte donne sole? Le donne,matriarche del patriarcato,
hanno perso il dono, l’aspetto donativo di sè nella reciprocità della relazione, nello scambio generazionale. Hanno frainteso un dono affettivo con una impietosa copertura di nefandezze..
Ringrazio Alessandra di avermi offerto, col suo splendido scritto, l’opportunità di riflettere…
Trovo attualissimo questo scritto, considerando le ultime drammatiche notizie di cronaca che i mass-media ci hanno dato in pasto a tutte le ore e in ogni luogo nell’ultimo mese ma non lo condivido completamente. Nel senso che esistono famiglie e famiglie. Esistono, ahimè, famiglie “disgraziate” come quella della povera Sarah, famiglie allargate simili a clan ma in cui non si rispettano neanche le regole basilari su cui deve essere costruita una famiglia con ruoli ben definiti e dinamiche sane. Famiglie che non assicurano valori importantissimi, come la protezione, la cura, il benessere dei componenti e il rispetto tra ciascun membro. Io non ho una visione così negativa della famiglia. Forse non ne avrei neanche costruita una se avessi pensato anche solo per un attimo che la famiglia potesse diventare un covo di comportamenti malati. Per fortuna, per chi ci crede ancora, esistono anche famiglie sane, “normali”, piccole società organizzate in cui ogni componente ha i propri compiti e cerca di svolgerli nel migliore dei modi.
Famiglie in cui tutto si fa per il bene dei figli, perché ne siano stimolate la creatività e le doti naturali che ciascuno possiede, in cui qualsiasi scelta è dettata da ragioni di benessere comune.
Io sono stata fortunata. I miei ricordi sono tutti positivi, piacevoli da richiamare alla mente. Ho vissuto in una sana famiglia del sud, caotica per via degli impegni e degli orari strampalati dei miei ma normale. In particolare, sarà che ero e sono piuttosto logorroica, parlavo tantissimo con i miei riferendo non solo fatti quotidiani, il mio quotidiano, ma pure particolari insignificanti.
Ricordo che allora mio padre mi faceva un gesto eloquente con la mano, come per dirmi “Stringi”. Allora non possedevo ancora il dono della sintesi.
Credo che questo scritto, indubbiamente valido tratti un argomento scottante con tangibile astio, con giustificato sconcerto ma non si può generalizzare. Anch’io ho sentito sulla pelle la vicenda di Sarah, ho cercato di controllare i brividi di terrore che mi hanno percorsa quando giorno dopo giorno, ora dopo ora, gli inquirenti facevano luce su nuovi inquietanti aspetti. Ho pensato al destino terribile di un’adolescente che si è imbattuta in diverse persone sbagliate : probabilmente una madre debole, un padre assente, una zia connivente, uno zio che avrebbe dovuto stare al suo posto e comportarsi da zio, una cugina che pure avrebbe dovuto comprenderla, forse è troppo dire proteggerla…
Sarà perché aveva l’età delle mie alunne che io davvero tratto con garbo, rispetto e istinto materno, di protezione. Le donne in questa tragica vicenda hanno avuto un ruolo importante, ma ciascuna non è stata in grado di sostenere la sua parte. Poiché penso che le donne siano il cardine di tutto, affermo che se quelle donne, e mi riferisco alla madre e alla zia, non fossero state codarde, le cose sarebbero andate diversamente…
Deborah Mega
Gli scenari investigativi mutano. Le confessioni variano. Un dato resta: un carnefice in famiglia, chiunque sia stato poco importa. E’ un omicidio clanico quello di Sarah, l’omertà in questo caso è clanica e dunque gli scenari futuri sono davvero inquietanti.
Una passione amorosa, un delirio, una gelosia: tre sentimenti mal governati in una famiglia apparentemente normale.
La normalità in una famiglia è lo “scozzo” come si usa dire dalle mie parti, cioè il sano litigio, che è catartico e antropologico ossia che fa parte di un sano divenire. Mi chiedo, vi chiedo: adesso non c’è un orco, ma più orchi. Poco importa se hanno sessi diversi. Il carnefice che materialmente è stato uno è un gruppo adesso, di quanti membri al momento non è dato sapere.
Shalom Sarah, che il Principe Assalonne ti custodisca nella gioia che mai per te adesso avrà fine.