Louise Bourgeois – Distruzione del padre e altri frammenti   8 comments

Louise Bourgeois - Descruction of the Father

da Dichiarazioni, 1979

Mi chiamo Louise perché mia madre era femminista e socialista; il suo modello era Louise Michel, la Rosa Luxemburg francese. Tutte le donne della sua famiglia erano femministe e socialiste – e lo erano in modo feroce!
*
Una volta fui colta da un attacco d’ansia. Non riuscivo a distinguere tra destra e sinistra né ad orientarmi. Avrei potuto urlare dal terrore di sentirmi persa. Ma ho allontanato la paura osservando il cielo, stabilendo dove sarebbe sorta la luna, dove sarebbe comparso il sole la mattina. Mi sono vista in relazione con le stelle. Ho cominciato a piangere e ho capito che stavo bene. Ecco come uso la geometria oggi. Il miracolo è che sono in grado di farlo – grazie alla geometria.
*
[A proposito di The Destruction of the Father (1974)]. C’è una tavola imbandita e vediamo che succede di tutto. Il padre pontifica, intrattiene il suo uditorio coatto sulla propria grandezza, su tutte le cose straordinarie che ha fatto e su tutti i malvagi che oggi ha umiliato. Ma questa scena si ripete quotidianamente. Nei figli monta una specie di risentimento. Finché arriva il giorno in cui si arrabbiano. La tragedia è nell’aria. Ha recitato la sua parte una volta di troppo.
I figli lo presero e lo stesero sulla tavola. Diventò il loro cibo. Lo spezzarono e lo smembrarono. Lo divorarono. E così fu liquidato.
Ecco, vedete, una tragedia orale! La cosa irritante era la continua offesa verbale. Così fu liquidato, come lui aveva liquidato i suoi figli.
La scultura rappresenta sia un tavolo che un letto. Quando entri nella stanza, vedi la tavola, ma al piano superiore, nella stanza dei genitori, c’è anche il letto. Sono queste due le cose che contano nella vita erotica di ciascuno: il tavolo da pranzo e il letto. Il tavolo dove i genitori ti hanno tormentato. E il letto dove dormi con tuo marito, dove sono nati i tuoi figli e dove morirai. Avendo più o meno le stesse dimensioni, sono essenzialmente la stessa cosa.
(…)
L’ho costruita qui in casa mia, è un’opera molto cruenta, un impulso che prende quando sei sottoposto a una pressione eccessiva e ti rivolti contro chi ami di più.

Louise Bourgeois - Maman

da una conversazione con Donald Kuspit, 1988

Il mio femminismo si esprime in un interesse intenso per ciò che fanno le donne. Ma sono un lupo solitario. Non mi aiuta frequentare altre persone, davvero non mi aiuta. Mi aiuta comprendere le mie proprie menomazioni e mostrarle. Un’altra ammissione tristissima è che amo davvero solo le persone che mi aiutano. È una considerazione molto, molto triste.

da Dichiarazioni, 1988
Trovo il passato terribilmente doloroso sebbene ci sia legata. E’ irrisolto. Eppure non ho alcun gusto per la rivisitazione. E’ un paesaggio attraverso cui si è passati e che si è esplorato e superato. Solo il domani è interessante.

Louise Bourgeois - Cell Eyes and Mirrors

da L’espressione di sé è sacra e fatale, 1992
Il mio lavoro giovanile è paura di cadere. Poi è diventata l’arte di cadere. Cadere senza farsi male. Infine l’arte di non mollare.
*
La spirale è il tentativo di dominare il caos. Ha due direzioni. Dove ci si colloca, alla periferia o al vortice? Cominciare dall’esterno è paura di perdere il controllo; l’avvolgimento è serrarsi, ritirarsi, comprimersi fino a sparire. Cominciare dal centro è affermazione, muoversi verso l’esterno rappresenta il dare e l’abbandonare il controllo; la fiducia, l’energia positiva, la vita stessa.
*
L’espressione di sé è sacra e fatale. È una necessità. La sublimazione è un dono, un colpo di fortuna. L’una non ha niente a che vedere con l’altra.

da Disegni d’insonnia, 1994-1995

Numero 3229
Cosa combini?
- Cammino nella notte
- Hai paura?
- No, sono abituato, perché non lo sa nessuno (che
non vedo nulla) preferisco non vedere nulla
(che tipo di cieco abbiamo qui)
*
Numero 3224

Resurrezione
Passo il mio tempo a negare, a fare nidi
Io nego, tu neghi, egli nega
Noi neghiamo, voi negate
Essi negano, esse negano
È tempo di non più
Negare, io non nego più
Tu non neghi più, egli non
nega più, noi non neghiamo
Più, voi non negate più
Essi non negano più
Che lei aveva paura della notte notte.

[Testi tratti da Louise Bourgeois, Distruzione del padre - Ricostruzione del padre - Scritti e interviste, Quodlibet 2009]

Posted 17 luglio 2010 by gliocchidiblimunda in Arte contemporanea, Scultura, Visioni

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8 Commenti a Louise Bourgeois – Distruzione del padre e altri frammenti

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  1. Vale la pena trascorrere una vita intera per esibire le proprie menomazioni e coltivare narcisisticamente le proprie negazioni? Il lavoro “artistico” di Louise Bourgeois è essenzialmente frutto di un annientamento viscerale, borghese ed elitario, della vitalità e delle emozioni legate alla creatività, alla materia desiderante, allo stesso principio femminile. Perché proporre pubblicamente incubi e depressioni, elevandoli a esperienze estetiche ed eventi culturali? Quale giovamento può trarre colui che osserva un’opera di Bourgeois? Mostruosità, rigidità, tenebra, oggettualità sinistra, ermetismo sterile… C’è da chiedersi di che natura fosse il socialismo e il femminismo della madre, per aver prodotto una reazione così feroce, autodistruttiva e, nello stesso tempo, così presuntuosa (essere artisti!). Qualcuno potrebbe obiettare che gran parte dell’arte occidentale, tra Ottocento e Novecento, è attraversamento di universi negativi, drammatici. Certo, solo che non tutti gli attraversamenti sono simili: Louise Bourgeois non ha attraversato, si è bloccata, si è chiusa nella stanza dei dolori irrisolti, facendoli diventare balocchi anaffettivi, complementi d’arredo, oggetti devitalizzati. Cosa ha a che fare, tutto quest’armamentario luttuoso e mortificante, con la femminilità?

    • L’armamentario luttuoso e mortificante è l’impossibilità di esprimere se stessi. Una litania che schiaccia proprio la materia desiderante di cui parli e che non consente di esprimersi come si vorrebbe, diciamo autenticamente – per sintetizzare. Affinché si arrivi al centro di se stessi solitamente si passa per percorsi dolorosi; non sono d’accordo sul fatto che Louise non abbia “attraversato” e non sia andata oltre: tutt’altro, io credo. Dopo aver distrutto è riuscita a edificare nuovamente mettendosi sempre in discussione con grande trasparenza e lealtà. Nonostante l’esclusione di cui è stata vittima per anni. La sua è stata un’arte del sapersi mettere a repentaglio, nella sua interezza, per riconoscersi. Che piaccia o no è un altro discorso, poi certo è che per giudicare la totalità della formazione e della produzione di un’artista di tale portata, non basta certo un post – che qui vuole fornire solo uno spunto. L’universo negativo e l’annientamento viscerale di cui parli fanno parte della trasformazione dell’infanzia che lei sempre ha portato avanti e sì ha risolto…e quelle viscere le ha fatte cantare, ad alta voce. C’è chi li chiama mostri, io li chiamo opere d’arte in tutta la loro crudeltà. Niente incubi dunque ma solo atto creativo – sotto incantesimo.
      Grazie per il passaggio e per l’attenzione.

  2. universo negativo? annientamento viscerale? armamentario luttuoso? materia desiderante? totalita’ della formazione? …

    mamma che mal di testa…..

    nel mio piccolo dico che http://www.youtube.com/watch?v=OfsJAgaY62E

    tanto per entrare in punta di piedi nel tuo blog ecco…

    un saluto

    ah io sono gio

  3. Bene. Per Blimunda: è chiaro che non discuto l’importanza e lo spessore di Louise Bourgeois, ma vorrei mettere in guardia rispetto al messaggio profondo che passa attraverso queste modalità dell’essere artisti moderni che lavorano, per lo più, attingendo dal paiolo stregato dei fantasmi, dei traumi, delle ossessioni personali, dei mancamenti, annullamenti, etc. Insisto: non ritengo che teatralizzare-oggettivare-sublimare-feticizzare produca gli stessi effetti di un “reale” attraversamento, così come non è la stessa cosa “essere coscienti” di un’ombra malefica e attraversare l’inferno per “riveder le stelle”, scoprendo che attraversare è un movimento metamorfico che dissolve le stregonerie raggelanti, le forme aliene, i feticci del dolore, etc. Le “viscere” di Bourgeois, secondo me, non possono cantare, pietrificate come sono dopo aver assaggiato la mela avvelenata del nichilismo (nella sua declinazione più pericolosa, quella “metafisica”, fascinosa, devitalizzante, demonica…). Il canto è possibile solo quando accade l’emozione “abissale” e liberatoria del dissolvimento dei feticci del malessere, della crisi, dell’inconscio-subconscio personale. Il canto è possibile quando la luce mette in fuga i vampiri, le forme oscure e divoranti, i teatrini dell’impossibilità e delle crudeltà, etc. Più che canti, dalle opere di Bourgeois mi giungono cantilene stranite, tiritere ipnotiche, filastrocche crudeli, versi e mugugni, lallazioni e invettive abortite… Il canto è sempre incanto, incantesimo, fiaba, racconto che risolve, mostri e nemici svaniti, trasformati, passati… Non mi sembra che i sortilegi, i rituali oscuri, le stupefazioni-costruzioni-distruzioni-coazioni di Bourgeois siano un canto-incanto. Si è messa sempre in discussione? Forse… Certamente si è messa sempre in mostra. Sogno (incubo, direi) tipicamente occidentale.

  4. Due parole per Gio. Il tuo entrare “in punta di piedi” è alquanto fragoroso, per niente innocente e molto prevenuto. Non mi sembra che i miei commenti, o quelli di Blimunda, siano così astrusi da far venire il mal di testa (a meno che il semplice tentativo di riflettere, di per sé, non ti provochi l’emicrania, il che sarebbe grave…). Aggiungi un link che, in quanto messaggio da parte tua, è molto esplicito-rumoroso (altro che punta di piedi, mi sembra un calcio…). Insomma, attraverso l’ideologia italiota-caciarona di Alberto Sordi, vuoi dirci che tutto questo discutere di arte moderna e di Bourgeois è la solita stronzata da intellettuali che si parlano addosso, mentre ciò che conta sono “le pappardelle al sugo di lepre”, la “semplicità” sanguigna del popolino fruttarolo e gaudente, etc. Intendiamoci: Alberto Sordi non ha tutti i torti, ci rido volentieri anch’io, so bene che molti “addetti ai lavori”, critici-mercanti-artisti etc., sono insopportabili, classisti, vanesi, pseudoaristocratici… Ma non farei di tutta l’erba un fascio. Piuttosto, mi chiedo: che effetto ti fa Louise Bourgeois?

  5. Pingback: Per e contro Louise Bourgeois. « LeticiaDellerma

  6. Quest’anno al Gender Bender Festival ho assistito alla prima di The Spider, The Mistress and The Tangerine, la commozione è ancora persistente, nel mio sguardo erano già rimasti catturati gli spazi mentali del ragno e l’allestimento di I do. I Undo e I Redu della nuova Tate del 2000, la cercavo da allora in ogni minimo segno. Quello che sento è l’enorme potere evocativo e lirico di questa donna, poi artista. Un materno viscerale in cui nulla è finzione.

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